Articoli

- Argomento: Abete
- image_dalgruppo:
- Introduzione:
Coltivazione bonsai degli abeti (Picea spp.) – Sintesi
L'autore descrive la propria esperienza nella coltivazione bonsai degli abeti, considerandoli tra le conifere più semplici da coltivare.
Le specie trattate sono principalmente Picea abies (abete rosso), Picea alba (abete bianco) e Picea jezoensis (abete di Jezo), tutte adatte alla coltivazione bonsai, con il Jezo particolarmente apprezzato per la vegetazione fine e la corteccia. - Sintesi:
Sintesi
Caratteristiche principali
- Gli abeti sviluppano un apparato radicale molto vigoroso.
- Richiedono rinvasi frequenti (circa ogni 3-4 anni nelle piante giovani).
- Sopportano bene la margotta anche su tronchi di diametro importante.
- Sono essenze adatte sia ai principianti sia ai coltivatori esperti.
Substrato
Il substrato varia in funzione dello stadio di coltivazione:
- Piante in formazione
- prevalenza di Akadama;
- Kiryuzuna limitata (10-15%);
- possibile aggiunta di lapillo, zeolite, carbone, leonardite.
- Piante mature o in mantenimento
- elevata percentuale di Kiryuzuna (70-80%);
- solo carbone come ammendante.
La composizione del terreno deve essere adattata al vigore della singola pianta e agli obiettivi di coltivazione.
Irrigazione
- Preferiscono un substrato costantemente leggermente umido.
- Evitare sia l'eccessiva siccità sia i ristagni idrici.
- Apprezzano elevata umidità ambientale.
- Nei periodi caldi è consigliabile nebulizzare o lavare la chioma la sera.
Concimazione
- Concime organico a lenta cessione (principalmente maggio-giugno).
- Integrazione con:
- acidi umici;
- microelementi;
- ferro (ogni circa 15 giorni nel periodo vegetativo).
- Un trattamento di ferro nel terreno durante l'inverno può risultare utile.
Tecniche di formazione
La tradizionale pizzicatura uniforme dei germogli può essere migliorata attraverso potature differenziate.
In funzione della quantità di germoglio asportata:
- eliminando circa 1/3 del germoglio si ottengono prevalentemente gemme apicali;
- eliminando circa 2/3 del germoglio aumenta la probabilità di gemmazione arretrata sul legno dell'anno precedente.
Questa tecnica permette:
- maggiore infittimento della vegetazione;
- rami più conici e naturali;
- riduzione della lunghezza degli internodi;
- formazione più rapida della ramificazione.
Il Picea jezoensis risponde in modo particolarmente efficace, consentendo tempi di formazione molto ridotti.
Parassiti e malattie
Principali problemi:
- ragnetto rosso;
- afidi (favoriti dalle formiche);
- malattie fungine da ristagno idrico.
Prevenzione:
- lavaggi frequenti della chioma;
- buona ventilazione;
- evitare surriscaldamento del vaso;
- utilizzare substrati ben drenanti.
Esposizione
Gli abeti tollerano bene il sole ma soffrono il caldo intenso.
Indicazioni:
- primavera: pieno sole;
- estate: mezz'ombra nelle ore più calde;
- autunno: ritorno al pieno sole.
È utile mantenere fresco il vaso mediante schermature (es. juta) evitando comunque ristagni d'acqua.
Conclusioni
Secondo l'autore gli abeti sono una delle conifere più semplici da coltivare come bonsai, purché vengano rispettati alcuni principi fondamentali:
- corretto substrato;
- gestione equilibrata dell'acqua;
- buona ventilazione;
- controllo della temperatura del vaso;
- tecniche di potatura adeguate.
Con una coltivazione corretta è possibile ottenere rapidamente una ramificazione compatta, vegetazione minuta e bonsai di elevata qualità, rendendo queste specie adatte anche ai principianti.
Da un po mi ripropongo di scrivere due righe su una essenza da me considerata veramente facile nel quadro delle conifere , parlo di Abeti nelle loro principali varietà adatte alla coltivazione bonsai.
Parlando di nostrani la fa da padrone l'abete rosso " Picea abies " che ben si presta alla coltivazione in vaso e presenta grandi possibilità bonsaistiche , molto più rara e difficile da vedere ma ugualmente semplice nella coltivazione è l'abete bianco " Picea alba " vero sconosciuto nel bonsai , un capitolo a parte va per un abete molto conosciuto e apprezzato sia per vegetazione sia che per aspetto della scura corteccia l'Abete di Jezo " Picea jezoensis " , originario delle zone montuose orientali che vanno dalla Russia orientale alla Cina e Corea scendendo fino al Giappone del nord , molto utilizzato nel bonsai e nel penjing la fa un po da padrone su tutti ,anche se certe sottovarieta del rosso ( in certe zone alpine normalmente piccole vallate ho incontrato alberi con caratteristiche fogliari veramente minute che non avevano nulla da invidiare ai blasonati jezo , probabilmente dovute a un adattamento a condizioni estreme ) possono dare grandi soddisfazioni sulla miniaturizzazione della vegetazione.
Sul piano della coltivazione in vaso bonsai va considerato in primis la grande capacità di queste piante di emettere radici , tanto da considerarlo come ritmo di rinvaso come un acero dove difficilmente il rinvaso supera i 4 anni solo dopo raggiunta maturità si potrà pensare di allungare il periodo di rinvaso , proprio in virtù di questa forza radicale accetta con buonissima percentuale di riuscita la margottatura anche su diametri abbastanza generosi sopratutto se a filo di terreno, tralasciando il periodo di attecchimento in ciotola o vaso dove la pomice di granna molto grossa va benissimo e considerando la vera coltivazione bonsai i terreni adatti a mio avviso restano i classici giapponesi , kiriuzuna e akadama sono i principali terreni per comporre il terreno , con aggiunta eventuali ammendanti come il lapillo e carbone alla necessità, strano a dirsi ma vero sia l'Jezo che l'abete rosso non supportano grandi differenze nella composizione del terreno e la loro coltivazione di base è pressoché uguale , detto questo altra caratteristica dei terreni da comporre è che varieranno in base alla maturità della pianta variando in modo macroscopico non tanto nella grana ma tantissimo nelle percentuali di composizione.
Porgo alcuni esempi per spiegarmi meglio , se avete una pianta giovane di vaso è bene mantenere la percentuale della kiriu piuttosto bassa non oltre il 10/15% della miscela dando priorità alla akadama e ammendanti ( carbone , leonardite , zeolite o lapillo lavato , non necessariamente in qesto ordine e utilizzandone anche in modo selezionato ) , questi nelle percentuali giuste aiuteranno a un vigoroso sviluppo de pane radicale e di conseguenza della parte aerea aiutandoci nelle tecniche di rientro, caso estremo contrario di una pianta in finitura o mantenimento la percentuale di kiriu sarà molto alta , può variare tra il 70 e 80% della miscela e a parte il carbone non uso ulteriori ammendanti , questi esempi restano tali e sono solo per farvi capire le caratteristiche dell'essenza, personalmente tendo a valutare pianta per pianta su come comporre il terreno proprio in virtù delle grandi differenze che ci sono nei periodi di coltivazione e su cosa si vuole ottenere dalla pianta.
Per ciò che riguarda l'acqua e il suo ciclo ,posso dire con certezza che son piante che resistono molto bene a terreni asciutti ma che danno il loro meglio con un ciclo mediamente umido , mai a vaso completamente asciutto ( questo ovviamente adottando i terreni sopra indicati ) e con buona umidità ambientale , adotto da tempo la doccia fredda a tutta la pianta in prossimità della sera sopratutto nei periodi caldi ( questo a dir il vero lo adotto in parte anche su altre conifere ) , le concimazioni sono da tenersi prevalentemente a lenta cessione con un periodo che va da maggio a giugno adottando anche ammendanti come acidi umici , microelementi completi e ferro , sopratutto il ferro a cadenza regolare ( ogni 15 giorni nel periodo di spinta per innaffiatura o aerea adottando ferro di buona qualità) ne sono dei veri mangioni, in ulteriore osservazione un trattamento a mezzo inverno a base di ferro nel terreno, soprattutto se si tratta di inverni miti è di buona prassi.
Per le tecniche di rientro e di infoltimemento e poi più in avanti di mantenimento ,ciò che si conosce comunemente è la pizzicatura dei nuovi germogli durante la loro prima formazione , riducendoli in egual modo indistintamente su tutta la pianta , ma fortunatamente le tecniche avanzano e gli studi si finalizzando sopratutto con le osservazioni metodiche date da molte stagioni di alcuni , in breve si osserva la differente reazione delle nuove gemme in base alla lunghezza portata, una specie di tambaoo per gli abeti , mi spiego in breve , se potate un terzo del germoglio otterrete gemme in punta e una a metà se la pianta è in vigore altrimenti solo due alla base , mentre se potete di due terzi la gemme otterrete due gemme alla base del germoglio e una o due o addirittura di più di rientro sul germoglio dell'anno precedente, questo ovviamente sempre con piante stabili e in buon vigore e mantenute in modo tale , questo permette una rapida possibilità di rientro con potature postume o di formare rami credibili in tempi accettabili ( una delle nomee dell'abete rosso sono la lunga formazione della chioma data da molti anni di coltivazione) dando anche discrete conicita ai rami che normalmente si presentano cilindrici e soprattutto filamentosi difficili da amministrare senza il filo di rame, ripetendo nel tempo questo tipo di selezione si può ottenere un vegetazione minuta e compatta in breve tempo ( è un breve bonsaistico ovviamente ed è fatto sempre di anni , con tempi che però possono essere più brevi di altre conifere ) o ovviare a lunghezze eccessive dei palchi , se poi la coltivazione è adeguata e la pianta particolarmente vigorosa si possono ottenere gemmazioni anche su rami di 4/5 anni che si presentano spogli di aghi.
Tutto questa parte tecnica resta in comune con l'abete di jezo , che pur dando già di suo una vegetazione minuta e folta può dare risultati di infoltimento sbalorditivi in tempi molto ridotti , portando la formazione di questa varietà oltre a tempi brevi nei risultati a prospettive di formazione molto ardite quasi da pino nero per capirsi , dove da un rametto con la giust cura del poto e lascio crescere quasi da formazione di una caduca si può ottenere un ramo decente in breve , o la sostituzione di un apice con un ramo diventa una strada fattibile e non troppo difficile.
Per ciò che riguarda malattie e parassiti con un buon mantenimento si possono ovviare sul nascere , su tutti il ragnetto rosso, terribile se non preso al volo ma ovviato se ,lavata la chioma una volta al giorno già nella normale coltivazione ( anche due al giorno se fa molto caldo ),difficilmente si presenta , possono essere attaccati da afidi neri normalmente portati da formiche , anche questi con il lavaggio cadono ma per risolvere il problema bisogna togliere di mezzo le formiche vero problema , per le malattie funginee di prassi fanno testo tutte quelle da conifere in genere , anche qui con una corretta coltivazione e un corretto terreno risulta essere una varietà molto resistente, unico vero pericolo gli eccessi idrici e i colpi di caldo sul vaso, scatenano sempre forme tracheomicotiche che sono endemiche e spesso letali per la pianta , mantenere i vasi freschi ombreggiando o isolando è di buona prassi facendo però attenzione che non ci siano ristagni.
Le condizioni ideali di coltivazione come sfera ambientale vanno considerate in base a periodo e temperature , non temono il sole ma il caldo con il sole si , perciò è una essenza che va considerata molto sulla sua posizione in giardino sopratutto nei lunghi periodi di caldo, da primavera a inizio estate va bene sole ( parlo mediamente poi dipende un po dalla latitudine )ma già da inizio giugno bisogna fare attenzione, meglio posizioni a mezzombra nei periodi di pieno caldo e per l'estate torrida , da settembre in poi normalmente non hanno più problemi e si possono riposizionare al sole, la protezione sui vasi con della juta aiuta molto a mantenere le temperature più fresche nel vaso , amano essere umide ma anche ventilate temono l'aria ferma come i ristagni nei vasi , ovviamente queste informazioni possono sembrare scontate ma parlando di conifere in genere , le condizioni di coltivazione sono già un po più complesse di altre varietà di piante e se si travisano i problemi arrivano in breve , terreni , ritmo dell'acqua, esposizione, coltivazione e tecniche si abbinano in modo indissolubile, dove più noi riusciremo a comprendere i meccanismi e gli equilibri migliori saranno i risultati, ecco che, dare il giusto ambiente farà la differenza.
Queste poche righe restano una indicazione fatta di esperienze maturate nel mio giardino , che possono essere suscettibili di variabili in quanto fatte nel mio giardino e valide in toto, sperando che possano essere di aiuto e dando stimolo ad affrontare un abete che sembra difficile ma non lo è, e può dare buone soddisfazioni anche a neofiti o nuovi studenti , vi allego qualche foto di Abeti dalla mia collezione senza pretese ma con buona coltivazione.
Grazie e buon bonsai a tutti
- Dettagli
- Scritto da Alessandro Strosseri
- Categoria: Dal gruppo Facebook
- Visite: 313

- Argomento: Pini
- image_dalgruppo:
- Introduzione:
Il Pinus sylvestris (pino silvestre) è una delle conifere più apprezzate nel bonsai per l'aspetto naturale del tronco, la corteccia che con l'età si desquama assumendo tonalità rossastre e la notevole longevità.
È una specie a una sola cacciata vegetativa annuale, caratteristica che richiede interventi tecnici ben pianificati, poiché gli errori difficilmente possono essere corretti nello stesso anno.
Andiamo a scoprire le sue caratteristiche in questo articolo.... - Sintesi:
Sintesi
Il Pinus sylvestris (pino silvestre) è una delle conifere più apprezzate nel bonsai per l'aspetto naturale del tronco, la corteccia che con l'età si desquama assumendo tonalità rossastre e la notevole longevità. È una specie a una sola cacciata vegetativa annuale, caratteristica che richiede interventi tecnici ben pianificati, poiché gli errori difficilmente possono essere corretti nello stesso anno.
La coltivazione si basa su un substrato altamente drenante, composto principalmente da pomice, akadama e lapillo, con eventuali integrazioni di kiryu o zeolite. Il pino silvestre teme maggiormente i ristagni idrici rispetto alla siccità e preferisce che il terreno si asciughi parzialmente tra un'irrigazione e l'altra. Durante l'estate è consigliabile irrigare nelle ore più calde della giornata, evitando le annaffiature serali con temperature elevate per limitare il rischio di malattie fungine.
Le operazioni di formazione del tronco e dei rami si eseguono nel periodo di riposo vegetativo, dall'autunno alla fine dell'inverno. Prima delle pieghe è fondamentale proteggere la corteccia con rafia o materiali elastici e mantenere il legno ben idratato per aumentarne l'elasticità. La combinazione di piega e leggera torsione riduce il rischio di rotture, mentre il filo di rame può rimanere applicato anche per lunghi periodi.
La potatura si concentra sulla riduzione selettiva delle candele più vigorose e sul taglio di ritorno invernale, lasciando sempre aghi vitali affinché possano svilupparsi nuove gemme arretrate. La pulizia degli aghi vecchi migliora aerazione, illuminazione interna e salute della chioma, favorendo anche la formazione di nuova vegetazione.
Il pino silvestre non ricaccia dal legno completamente nudo, pertanto tutte le tecniche di arretramento devono essere eseguite mantenendo aghi vivi sui rami. In condizioni di eccezionale vigore è possibile indurre una seconda emissione vegetativa attraverso la rimozione completa del germoglio nel momento corretto, ma si tratta di una tecnica avanzata applicabile solo a piante perfettamente sane.
La coltivazione richiede inoltre concimazioni abbondanti ma controllate, preferibilmente con fertilizzanti organici a lenta cessione, e rinvasi moderati all'inizio della primavera, preservando parte delle micorrize. Il successo nella coltivazione del Pinus sylvestris dipende soprattutto dall'equilibrio tra irrigazione, drenaggio, nutrizione e tempistica degli interventi, rendendolo una specie molto gratificante ma che richiede precisione e osservazione costante.
Questa settimana approfondiamo una specie molto amata nel mondo bonsai: "Pinus sylvestris" conosciuto come pino silvestre, nella sua forma a una cacciata stagionale. Specie tipica dei climi freddi e montani, affascina per il suo tronco che si desquama a placche color ruggine, la corteccia matura che diventa profondamente fessurata e la straordinaria capacità di trasmettere forza e naturalità anche su esemplari di piccola taglia. È una pianta resistente, molto longeva e non produce una seconda serie di germogli nell'anno, quindi richiede un lavoro mirato e preciso.
IRRIGAZIONE: va irrigato con criterio. Ama avere le radici in un substrato che si asciuga tra un'annaffiatura e l'altra. Teme il ristagno idrico più del secco. In estate necessita di regolarità, riducendo molto con il freddo. Mai esagerare con l'acqua. In estate cercate di bagnare al mattino o ancora meglio durante le ore più calde: il silvestre apprezza lo shock termico e asciuga più velocemente riducendo il rischio di marciumi. Evitate la sera in estate quando le temperature superano i 10°: è il momento migliore per far sviluppare tracheomicosi. Per sapere quando bagnare, se fate fatica a leggere il terreno, utilizzate la tecnica del sasso mettendone uno in superficie di diametro 30-40mm: per sapere quando il terreno è asciutto basterà alzarlo e vedere se c'è umidità sotto il sasso sul terreno. A volte siamo convinti che il terreno sia asciutto ma all'interno del vaso è ancora umido, il sasso blocca la traspirazione dell'acqua per via capillare che noi non vediamo.
SUBSTRATO: fondamentale un substrato molto drenante. Pomice, lapillo e akadama in percentuali variabili permettono ossigenazione radicale ed evitano marciumi. La miscela 1:1:1 funziona bene. Io in genere inserisco nella miscela anche kiryu o zeolite e lapillo come 10% per aumentare la ritenzione e il rilascio graduale di elementi, mantenendo comunque un drenaggio eccellente.
PIEGATURA E FORMAZIONE DEL TRONCO: il pino silvestre ha legno duro e fibroso che diventa molto rigido una volta lignificato. Si lavora da inizio autunno a fine inverno quando la pianta è a riposo e la resina circola meno. La pianta va coltivata almeno un anno prima in modo che arrivi all'operazione con vigore ottimale: un silvestre debole si spacca. Trucchetto fondamentale: tieni il tronco che vuoi piegare ben bagnato con uno straccio per qualche giorno prima del lavoro. L'umidità aumenta l'elasticità delle fibre e la corteccia si danneggia meno durante la piega. Prima di piegare, proteggi sempre la corteccia. Puoi usare rafia bagnata ben stretta, oppure in alternativa bende elastiche, esempio vecchi collant tagliati a strisce: stringendoli forte si tengono le fibre del legno compatte al momento della piega, evitando crepe e schianti. Il trucco tecnico è non solo piegare ma anche torcere leggermente il tronco o il ramo mentre si porta in posizione. La torsione limita la trazione sul lato esterno della curva e favorisce il compattamento delle fibre interne, riducendo il rischio di rottura. Dopo la protezione, applica filo di rame di diametro adeguato o usa tiranti per movimenti ampi.
Lascia tutto in posa anche 1-2 anni perché il legno ha molta memoria. Sul pino non c'è da preoccuparsi troppo dei segni del filo: con gli anni la pianta li elimina da sola grazie alla naturale desquamazione della corteccia. Se la pianta viene piegata in pieno inverno, va protetta dal freddo intenso e dal gelo perché le microfratture create dalla piega la rendono più sensibile. Dopo pieghe drastiche la pianta va lasciata crescere libera per almeno una stagione senza potature.
POTATURA: è essenziale e si fa tra fine primavera e inizio estate. Si riducono le candele allungate alla lunghezza adeguata, lasciando quelle più deboli intatte per equilibrare la vigoria. In inverno si usa anche il taglio indietro sui rami forti: si taglia la gemma apicale o la punta del ramo, avendo cura di lasciare sia gli aghi vecchi di un anno che quelli dell'anno in corso. Questo stimola il risveglio delle gemme dormienti a ridosso degli aghi vecchi, così in primavera la pianta emette nuove gemme più vicine al tronco. Durante l'autunno si rimuovono le crescite in eccesso per bilanciare la crescita della pianta.
PULITURA DEGLI AGHI VECCHI: si esegue in autunno quando gli aghi di tre anni iniziano a ingiallire naturalmente. Si rimuovono a mano o con pinzetta tirandoli nel senso di crescita. Si fa per tre motivi: primo, migliora l'arieggiamento e la penetrazione della luce all'interno della chioma, riducendo marciumi e malattie fungine. Secondo, indirizza l'energia della pianta verso gli aghi più giovani e produttivi. Terzo, permette di vedere meglio la struttura dei rami per impostare filatura e potature invernali. Non eliminare mai tutti gli aghi vecchi in una volta: lascia sempre quelli dell'anno e dell'anno precedente per non indebolire il ramo.
ARRETRAMENTO DELLA VEGETAZIONE: il silvestre non ricaccia dal legno nudo, quindi si arretra solo dove ci sono ancora aghi vivi. La tecnica chiave è il taglio indietro invernale: tra dicembre e febbraio si accorcia il ramo forte tagliando dietro, ma lasciando sempre 6-8 coppie di aghi dell'anno e 4-6 dell'anno precedente. Eliminando la dominanza apicale, la linfa attiva le gemme dormienti alla base degli aghi vecchi rimasti. A maggio spuntano 2-3 nuove candele più vicine al tronco. Fondamentale abbinare: pulitura aghi vecchi in autunno per esporre le gemme alla luce, pinzatura delle candele forti a giugno per ridistribuire energia ai rami bassi, e concimazione generosa da marzo. Mai tagliare dove non ci sono aghi e mai pinzare le candele deboli, altrimenti il ramo non arretra e secca.
FILATURA: i rami giovani sono flessibili ma lignificano in fretta. La legatura dovrebbe essere effettuata da inizio autunno a inizio primavera o subito dopo l'accorciamento delle candele. Se si devono filare rami con grossi diametri, proteggi con rafia o strisce come detto nella piega nei punti di maggior tensione, per evitare che il rame grosso peli eccessivamente il ramo indebolendolo.
POSSIBILITÀ DI SECONDA CACCIATA: Pur essendo un pino a una cacciata, il silvestre in forte vigore e ben preparato può essere indotto a emettere una seconda vegetazione nello stesso anno. Non c’è una data precisa: il momento giusto è quando gli aghi nuovi si staccano dal germoglio e iniziano a dividersi. In quella fase, invece di pinzare, si rimuove il germoglio completo. La pianta, se in salute e correttamente concimata prima e dopo con ammendanti, emetterà nuove gemme che svilupperanno intorno a giugno e avranno aghi maturi a fine settembre, contro la normale maturazione di metà giugno. È una tecnica che richiede piante molto vigorose e tempi variabili da zona a zona e da pianta a pianta. Con il silvestre ottenere vegetazione folta è comunque tra i più facili, e le tecniche restano semplici.
CONCIMAZIONE: generosa durante tutta la fase vegetativa. Fornisci nutrimento tutto l'anno, fino a quando le temperature non si abbassano eccessivamente. Usa organico a lenta cessione per non allungare troppo gli aghi.
RINVASO: preferibilmente a inizio primavera, quando le gemme iniziano a gonfiarsi ma prima che le candele si allunghino. Mai disturbare troppo le radici: elimina massimo 30% e conserva sempre parte del micelio di micorrize.
PINZATURA: da eseguire sulle candele in tarda primavera. Si accorciano solo le candele più forti e lunghe per distribuire la forza verso le zone deboli. Non si taglia tutto come nel due cacciate, altrimenti indebolisci la pianta. Limita o evita la pinzatura negli anni in cui hai effettuato rinvasi importanti e la pianta ha apparati radicali debilitati: in quel caso lasciala crescere libera per recuperare vigore.
PUNTI CHIAVE DA NON DIMENTICARE SE SI COLTIVA SILVESTRI: Con il silvestre a una cacciata tutto quello che non fai entro giugno non lo recuperi più nell'anno, visto che è una pianta che caccia normalmente una volta. Il movimento va deciso presto e la torsione durante la piega è quello che salva i tronchi spessi dal crack.
- Dettagli
- Scritto da Danilo Casale
- Categoria: Dal gruppo Facebook
- Visite: 77

- Argomento: Stili
Raccolta di immagini di Bonsai e Penjing
Una raccolta di immagini di esempi, stili, tecniche ed esemplari Bonsai e Penjing
Nota
Documento trovato in rete, senza indicazioni su autore e/o copyright. Si pubblica in buona fede non essendo reperibili informazioni utili all'identificazione di chi lo ha creato.
Autore: Bob
© RIPRODUZIONE RISERVATA
- Dettagli
- Scritto da Bob
- Categoria: Risorse
- Visite: 52

- Argomento: Stili
Un elenco di essenze con informazioni base per la coltivazione
Un elenco di essenze che può aiutare chi è all'inizio del proprio percorso bonsaistico con informazioni relative alla coltivazione, concimazione e potature.
Nota
Documento trovato in rete, senza indicazioni su autore e/o copyright. Si pubblica in buona fede non essendo reperibili informazioni utili all'identificazione di chi lo ha creato.
Autore: AA Vari
© RIPRODUZIONE RISERVATA
- Dettagli
- Scritto da AA Vari
- Categoria: Risorse
- Visite: 71

- Argomento: Stili
Condividiamo questo testo base, scritto dagli amici del Bonsai Club Romagna
Nota
Alcune considerazioni espresse nel libro sono piuttosto datate dal punto di vista bonsaistico,e quindi è opportuno che vadano integrate con informazioni più recenti.
Autore: Daniele Benini - Bonsai Club Romagna
© RIPRODUZIONE RISERVATA
- Dettagli
- Scritto da Daniele Benini - Bonsai Club Romagna
- Categoria: Risorse
- Visite: 75

- Argomento: Stili
Il libro del professor Giovanni Sebastiano Devoti dedicato alla cura e alla coltivazione dei Bonsai
Un testo non recentissimo ma ancora valido per chi intende approfondire concetti specifici di coltivazione dei Bonsai
Nota
Alcune considerazioni espresse nel libro sono piuttosto datate dal punto di vista bonsaistico,e quindi è opportuno che vadano integrate con informazioni più recenti.
Autore: G.S. Devoti
© RIPRODUZIONE RISERVATA
- Dettagli
- Scritto da Giovanni Sebastiano Devoti
- Categoria: Risorse
- Visite: 441

- Argomento: Ginepri
Correva l'anno 2000, in quegli anni era ancora una mia abitudine andare nei vivai a cercare materiale per fare bonsai e per fare esperienza.


Il superstite - Il Juniperus sabina risparmiato dalla vendita

Gli inizi - Questa foto è opera di un amico che mi venne a trovare verso la fine di Aprile 2001, aveva una delle prime macchine fotografiche digitali e per mostrarmela scattò queste foto della pianta prima di essere lavorata

Prima impostazione - Qui vediamo la pianta nel corso della prima impostazione. Quando si lavora materiale da vivaio ci troviamo di fronte a delle situazioni di rami diritti senza conicità e in mancanza di legna secca naturale, per cui dobbiamo cercare di far si che certi interventi, dopo alcuni anni, permettano di ricreare un aspetto naturale della pianta.

2005 - Un salto di tre anni, la vegetazione si è infoltita, il ginepro è stato posto in un vaso bonsai dopo aver accuratamente pulito le radici dalla terra di vivaio, sostituendola con pomice pura.

2006 - Particolare della chioma con vista dal basso.

2006 - Preparazione per la mostra del Coordinamento Club Toscani. Cambio di vaso e di terriccio. Il vaso è un Tokoname cinque centrimetri più piccolo del precedente, e con l'utilizzo della terra rossa siciliana (un particolare tipo di substrato), la maturazione della vegetazione ha fatto si che le tre vene vive potessero gonfiarsi come sperato, per cui si è reso necessario un lavoro di pulitura della legna secca con successiva applicazione di liquido Jin, evidenziando così le tre vene vive.

Agosto 2009 - In questi anni il juniperus è stato lasciato in riposo. La sola operazione eseguita nel periodo è stata la pinzatura, operazione che ha portato a un aumento della ramificazione fine con conseguente aumento di densità.

Agosto 2009 - La legna secca è invecchiata ed ha assunto naturalezza screpolandosi e spaccandosi, senza usare la tecnica del fuoco. Il vaso è stato sostituito nella primavera 2008, con un vaso più piccolo di cinque centimetri rispetto al precedente.

Secco - Da parte mia desideravo poter rifinire finemente la pianta, ma i molteplici impegni facevano si che tale lavoro venisse rimandato .

Secco - Altra vista

Dicembre 2009 - La pianta ha cambiato proprietario ed il lavoro di rifinitura è stato compiuto a quattro mani. Il mio lavoro è stato quello di posizionare la vegetazione impalcandola minuziosamente.

Dicembre 2009 - Il nuovo proprietario ha invece provveduto alla pulizia accurata della legna secca, operazione svolta in maniera esemplare usando semplicemente uno spazzolino da denti e acqua.

Dicembre 2009 - Su mio consiglio il liquido jin è stato applicato diluito, in modo che la legna prendesse la colorazione "grigio cenere" in modo più graduale e naturale.

Dicembre 2009 - Dai particolari delle foto, si può vedere chiaramente come la fessurazione e le spaccature abbiano assunto un aspetto naturale ed armonico, frutto di anni di annaffiature e esposizione al sole.

Dicembre 2009 - Nel tempo la mano dell'uomo è praticamente scomparsa e la natura ha ripreso il suo corso. Le vene si sono tubolarizzate e sono state pulite accuratamente, evidenziandone il colore rosso.

La pianta è pronta ad affrontare la prossima stagione delle mostre dopo aver acquisito maggiore densità vegetativa.

Sergio Biagi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
- Dettagli
- Scritto da Sergio Biagi
- Categoria: Impostazioni
- Visite: 66

- Argomento: Olmi
Tecniche di realizzazione di un boschetto di olmi (autoctoni)

Scheda Tecnica
L' Olmo campestre è longevo, possiede una notevole attività pollonifera ed il fogliame, fornito di picciolo con stipole caduche, nei mesi autunnali assume una tonalità giallo-ruggine molto decorativa. La sua elevata resistenza ai fattori climatici ne ha permesso una elevata diffusione, infatti la forte resistenza vegetativa delle gemme gli conferisce una notevole tolleranza alle gelate tardive. Specie di interesse paesaggistico (boschi e siepi), l' Olmo campestre è pure apprezzato come pianta ornamentale e nella costituzione di alberature stradali in quanto sopporta bene sia la potatura che l'inquinamento.
| Ulmus Minor | Famiglia: Ulmacee |
| Foglie | Decidue, semplici, inserzione alterna, lamina ovale, base asimmetrica, apice appuntito |
| Fiori | Ermafroditi, sessili, riuniti a gruppi, fioritura a fine inverno prima della fogliazione |
| Frutti/Semi | Samare riunite in gruppi, maturano a luglio-agosto |
| Portamento/Altezza | In condizioni ideali può raggiungere i 20 mt. di altezza |

Il progetto
Nel corso della dimostrazione le piantine verrano svasate, separate in diversi gruppi e posizionate su una lastra di roccia (beola). Il materiale di partenza, è costituito da circa una quarantina di olmi, coltivati per tre anni in vaso con solo potature grossolane e concimazione regolari nella stagione vegetativa.
La Beola
La beola è stata trovata durante un'escursione e preparata in precedenza. La preparazione consiste nella realizzazione dei fori di scolo e nel fissaggio di una rete metallica a maglie larghe necessaria per poter ancorare tutte le piantine oggetto della lavorazione.


Gli attrezzi posti nella valigetta in attesa di essere utilizzati.











Il progetto
Il boschetto su beola è stato terminato, sono state usate circa una trentina di olmi, d'ora in avanti dovrà essere curato e trattato come i normali bonsai di questa essenza.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
- Dettagli
- Scritto da Gian Luigi Enny
- Categoria: Boschetti
- Visite: 354

- Argomento: Disegno
Subito dopo aver postato sul forum alcuni miei disegni di bonsai,










© RIPRODUZIONE RISERVATA
- Dettagli
- Scritto da Gian Luigi Enny
- Categoria: Varie
- Visite: 76

































