Bunjin
- Antonio Acampora



Rifiutare il superfluo


La natura e le qualità del bonsai bunjin possiamo così tratteggiarle: -
l'apprezzamento del paesaggio;
- il cielo in un vaso;
- il senso di un'opera pittorica, un sogno, una sintesi, il sentimento di una poesia; eleganza, quiete, vetustà, modestia, mistero, la creazione di una forma che non ha bisogno di giustificazione..., di cornice... che testimonia la vita nonostante tutto...
Basta.... il NULLA (mu, non voler dire unicamente nulla, ma significa anche la libertà totale che si consegue distaccandosi da qualsiasi forma e materia) che circonda l'albero...
Il bunjin‐gi deve trovare spazio nel vuoto, ma non colmarlo, nel vuoto ciascuno può manifestare cosa ha nell’ animo. Tuttavia non sempre tutti questi elementi sono riconoscibili nei bonsai bunjin. Per avvicinarsi a questo stile sarebbe vantaggioso studiare i Kanji (scrittura cinese o giapponese, Shodo).
Bunjin è un albero che, nonostante il tronco sottile, ha sopportato innumerevoli tempeste di neve; il continuo accanimento della natura ha ridotto il numero dei suoi rami e l'albero mostra la sua forza nella forma che gli consente di sopravvivere alle avversità della natura.
Avrà una forma raffinata ed eterea ma colma dei rigori della natura implicita in essa. Quest’aspetto ha in sé qualcosa d’impenetrabile, una bellezza unica, rappresenta lo stato di una profonda comprensione dei principi di wabi (semplice, calmo, quieto, solitario, ecc.) e sabi (maturo, vecchio, sereno, mite, ecc.) In origine tutti i bonsai bunjin erano creati rispettando i principi di wabi e sabi. Per creare un albero bunjin è essenziale riprodurre sui suoi rami quelle linee forti e marcate, nelle quali la natura è maestra.
Anche se non esistono norme precise, i bunjin‐gi dovrebbero avere una forma che richiami alberi che crescono in valli profonde, con crescita allungata in cerca della luce del sole, condizionati da altri alberi vicini.

Prima impostazione e potatura di una conifera in stile Bunjin
La foto 1 mostra il materiale di partenza scelto per creare un bunjin che esprima una condizione estrema: un Pinus silvestris alto circa 70 cm, che non presenta ancora una maturità di coltivazione (mochi‐komi). Come albero bunjin mostra intensamente, attraverso il tronco, la severità della natura che ne ha forgiata la forma. Non si può dire che sia molto elegante. Al momento la parte superiore presenta una crescita libera e vigorosa e i rami sono riuniti formando una chioma disordinata. Non c'è armonia con il tronco che, invece, esprime la severità della natura. Si tratta essenzialmente di eliminare i rami superflui ed avvolgere gli altri, correggendone la posizione. La difficoltà sta nel decidere, prima di tutto, il fronte dell'albero, poi i rami da togliere, quelli da mantenere e come correggerne la posizione. In altre parole occorre disegnare con precisione nella mente una forma chiara da realizzare. Il primo passo è di esaminare attentamente l'angolo d’inclinazione e decidere il fronte dell'albero.
Osservazione
Come si può valorizzare la torsione del tronco alla base delle radici? Valutando tutti i pregi e i difetti, progressivamente si determina il punto di visuale migliore: il fronte dell'albero. Viene eliminato il ramo lungo sul lato destro dell'apice, lasciando un moncone poi rifinito come jin. Dopo sono stati eliminati i rami nella parte apicale, lasciando soltanto pochi rami. Questo perché il movimento del tronco è perfetto per evocare una condizione ambientale sfavorevole alla crescita (foto 2, lato posteriore).


La forma
La forma bunjin ha un fascino ed un valore del tutto peculiare, dovuti all'intensa suggestione di maturità che esprime. Normalmente presenta un ramo marcatamente discendente, che dà carattere all'esemplare. I pregi particolarmente ammirati della forma bunjin sono la maturità di coltivazione (mochi‐komi), che dovrà acquisire negli anni, le curve delicate ed eleganti del tronco e l'atmosfera suggerita dalla ramificazione. Il ramo discendente sul lato destro è fondamentale per dare carattere all'esemplare. Per questo motivo, dal fronte, si deve vedere chiaramente la sua posizione ed il suo movimento. Nel Pinus, i rami apicali dovranno essere alleggeriti nei prossimi interventi. Si osservi la foto che mostra l'esemplare al termine della modellatura: l'apice è una cupola di vegetazione formata da tanti rametti come avviene negli alberi vecchi e maturi, che hanno perso la spinta di crescita verso l’alto e raggiunta stabilità ed equilibrio di crescita. Avvicinare i rami al tronco e il disegno sarà valorizzato da ramificazioni corte e molto vicine al tronco.
Il progetto
Si tratta di rami che in giapponese sono chiamati kuytsuki‐eda, cioè rami che mordono il tronco, “bocconcino” e rappresentano una peculiarità della forma bunjin. Come quelli chiamati hashirieda cioè rami lunghi. Alleggerire il disegno è più facile a dirsi che a farsi. Normalmente non basta un unico intervento: occorre accorciare i rami gradualmente fino ad ottenere nuovi germogli in prossimità della base, che consentano il mantenimento di rami corti e compatti. Questo procedimento richiede meno tempo nel caso dell'apice, poiché è la zona dell'albero che cresce e si sviluppa con maggior vigore, mentre è più difficile da applicare sui rami marcatamente discendenti della zona inferiore, meno vigorosa. Dopo questi interventi rilevanti non ci saranno altre potature della stessa portata, ma il lavoro sostanziale consisterà nel rendere folti i palchi, nella rifinitura e nel mantenimento del disegno raggiunto. Il ramo dominante discendente è avvicinato al tronco per accentuarne l'angolo acuto alla base, segno di maturità e dell'ambiente severo tipico dell'alta montagna. Dopo l'intervento si può osservare un maggiore equilibrio tra le masse di vegetazione; il nuovo aspetto valorizza il movimento del tronco, mentre ogni ramo risulta più essenziale ed importante nel suo ruolo. Nel complesso il pino appare particolarmente vecchio, maturo ed evocativo del suo paesaggio tipico.

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