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title: 'Impostazioni - Passione Bonsai Magazine'
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## [ Storia di un Juniperus sabina ](https://passionebonsai.it/blog/biblioteca-bonsai/impostazioni/storia-di-un-juniperus-sabina)

- Argomento: Ginepri

I raccoglitori di piante in quel periodo non esistevano ancora. Mi chiamò un vivaista di Pistoia, dal quale anni prima avevamo comprato ginepri old gold per fare esperienza pratica, per dirmi che avevano dei "vecchi" sabina non più commerciabili che avevano intenzione di rimuovere per fare spazio a materiali più redditizi.

![Bonsai and suiseki market](https://passionebonsai.it/images/bonsai/sabina/sb00.jpg)Fu così che andammo e mettemmo i nastrini rossi per segnare le piante che ci piacevano di più (il difficile fu guardare sotto le grandi chiome striscianti per farsi un'idea dei pregi e difetti dei materiali che non subivano una potatura da almeno vent'anni!). Ci dissero di ritornare per dargli il tempo di preparare le piante , ma purtroppo si verificò un inconveniente: le nostre piante, per un disguido, vennero potate e alcune di esse addirittura vendute, per cui dovemmo prendere le migliori tra quelle restanti. Le foto seguenti vi mostreranno la storia del percorso bonsaistico di uno di quei Juniperus sabina.

![Bonsai and suiseki market](https://passionebonsai.it/images/bonsai/sabina/sb00.jpg)Il superstite - Il Juniperus sabina risparmiato dalla vendita

![Bonsai and suiseki market](https://passionebonsai.it/images/bonsai/sabina/sb02.jpg)Gli inizi - Questa foto è opera di un amico che mi venne a trovare verso la fine di Aprile 2001, aveva una delle prime macchine fotografiche digitali e per mostrarmela scattò queste foto della pianta prima di essere lavorata

![Bonsai and suiseki market](https://passionebonsai.it/images/bonsai/sabina/sb03.jpg)Prima impostazione - Qui vediamo la pianta nel corso della prima impostazione. Quando si lavora materiale da vivaio ci troviamo di fronte a delle situazioni di rami diritti senza conicità e in mancanza di legna secca naturale, per cui dobbiamo cercare di far si che certi interventi, dopo alcuni anni, permettano di ricreare un aspetto naturale della pianta.

![Bonsai and suiseki market](https://passionebonsai.it/images/bonsai/sabina/sb04.jpg)2005 - Un salto di tre anni, la vegetazione si è infoltita, il ginepro è stato posto in un vaso bonsai dopo aver accuratamente pulito le radici dalla terra di vivaio, sostituendola con pomice pura.

![Bonsai and suiseki market](https://passionebonsai.it/images/bonsai/sabina/sb05.jpg)2006 - Particolare della chioma con vista dal basso.

![Bonsai and suiseki market](https://passionebonsai.it/images/bonsai/sabina/sb06.jpg)2006 - Preparazione per la mostra del Coordinamento Club Toscani. Cambio di vaso e di terriccio. Il vaso è un Tokoname cinque centrimetri più piccolo del precedente, e con l'utilizzo della terra rossa siciliana (un particolare tipo di substrato), la maturazione della vegetazione ha fatto si che le tre vene vive potessero gonfiarsi come sperato, per cui si è reso necessario un lavoro di pulitura della legna secca con successiva applicazione di liquido Jin, evidenziando così le tre vene vive.

![Bonsai and suiseki market](https://passionebonsai.it/images/bonsai/sabina/sb07.jpg)Agosto 2009 - In questi anni il juniperus è stato lasciato in riposo. La sola operazione eseguita nel periodo è stata la pinzatura, operazione che ha portato a un aumento della ramificazione fine con conseguente aumento di densità.

![Bonsai and suiseki market](https://passionebonsai.it/images/bonsai/sabina/sb08.jpg)Agosto 2009 - La legna secca è invecchiata ed ha assunto naturalezza screpolandosi e spaccandosi, senza usare la tecnica del fuoco. Il vaso è stato sostituito nella primavera 2008, con un vaso più piccolo di cinque centimetri rispetto al precedente.

![Bonsai and suiseki market](https://passionebonsai.it/images/bonsai/sabina/sb09.jpg)Secco - Da parte mia desideravo poter rifinire finemente la pianta, ma i molteplici impegni facevano si che tale lavoro venisse rimandato .

![Bonsai and suiseki market](https://passionebonsai.it/images/bonsai/sabina/sb10.jpg)Secco - Altra vista

![Bonsai and suiseki market](https://passionebonsai.it/images/bonsai/sabina/sb11.jpg)Dicembre 2009 - La pianta ha cambiato proprietario ed il lavoro di rifinitura è stato compiuto a quattro mani. Il mio lavoro è stato quello di posizionare la vegetazione impalcandola minuziosamente.

![Bonsai and suiseki market](https://passionebonsai.it/images/bonsai/sabina/sb12.jpg)Dicembre 2009 - Il nuovo proprietario ha invece provveduto alla pulizia accurata della legna secca, operazione svolta in maniera esemplare usando semplicemente uno spazzolino da denti e acqua.

![Bonsai and suiseki market](https://passionebonsai.it/images/bonsai/sabina/sb13.jpg)Dicembre 2009 - Su mio consiglio il liquido jin è stato applicato diluito, in modo che la legna prendesse la colorazione "grigio cenere" in modo più graduale e naturale.

![Bonsai and suiseki market](https://passionebonsai.it/images/bonsai/sabina/sb14.jpg)Dicembre 2009 - Dai particolari delle foto, si può vedere chiaramente come la fessurazione e le spaccature abbiano assunto un aspetto naturale ed armonico, frutto di anni di annaffiature e esposizione al sole.

![Bonsai and suiseki market](https://passionebonsai.it/images/bonsai/sabina/sb15.jpg)Dicembre 2009 - Nel tempo la mano dell'uomo è praticamente scomparsa e la natura ha ripreso il suo corso. Le vene si sono tubolarizzate e sono state pulite accuratamente, evidenziandone il colore rosso.

![Bonsai and suiseki market](https://passionebonsai.it/images/bonsai/sabina/sb16.jpg)La pianta è pronta ad affrontare la prossima stagione delle mostre dopo aver acquisito maggiore densità vegetativa.

![Bonsai and suiseki market](https://passionebonsai.it/images/bonsai/sabina/sb17.jpg)Sergio Biagi

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Scritto da Sergio Biagi

Categoria: [Impostazioni](https://passionebonsai.it/blog/biblioteca-bonsai/impostazioni)

Pubblicato: 21 Settembre 2025

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## [ Bonsai di pino mugo ](https://passionebonsai.it/blog/biblioteca-bonsai/impostazioni/bonsai-di-pino-mugo)

- Argomento: Pini

Questo pino mugo, è entrato in mio possesso nel 2008. In un primo momento, era stata mantenuta la stessa idea della precedente impostazione, posizionando la pianta in cascata, sfruttando il tronco di destra e collocandola in una pietra di luna. Pur essendo un'impostazione interessante, ho provato ad immaginarmela diversamente per enfatizzare l'eleganza insita in quest'esemplare.

![Bonsai and suiseki market](https://passionebonsai.it/images/bonsai/mugo2b/b0.jpg)![Bonsai Suiseki Market](https://passionebonsai.it/images/bonsai/mugo2b/b3.jpg)### Dopo diverse ipotesi e tentativi

ho trovato l'inclinazione adatta per questo doppio tronco che avrebbe dato il via al mio lavoro. Pertanto, riportando il pino di 45 gradi verso sinistra, i due tronchi si allineavano in maniera elegante, dandomi uno spunto per poterla impostare in quella maniera, soluzione molto più armoniosa e naturale.

**Prima operazione : Pulizia degli aghi vecchi**

Come primo lavoro, è stato necessario effettuare una bella pulizia degli aghi vecchi, operazione questa dalla duplice finalità: da una parte si facilita l'applicazione del filo, dall'altra serve a stimolare l’emissione di gemme arretrate. Il successivo step ha interessato i due tronchi (un po' troppo divergenti per l'idea che avevo in mente), ed in particolare l'eccessivo spazio tra loro. Con l’aiuto di un tirante, sono riuscito ad avvicinare i due tronchi, diminuendo la distanza tra essi.

![Bonsai Suiseki Market](https://passionebonsai.it/images/bonsai/mugo2b/b3a.jpg)![Bonsai Suiseki Magazine](https://passionebonsai.it/images/bonsai/mugo2b/b4.jpg)Una volta sistemati i tronchi, ho focalizzato la mia attenzione sulla ramificazione. In primis ho piegato il primo ramo della pianta di sinistra, in modo da poter evidenziare correttamente il movimento del tronco altresì penalizzato.

Successivamente, ho avvicinato il primo ramo del tronco destro per non farlo fuoriuscire dalla silhouette che avevo immaginato. Al fine di eseguire un lavoro corretto e di preservare l'integrità di questi due importanti rami, ho avvolto gli stessi con del nastro di yuta (acquistabile nei comuni garden), ricoprendoli successivamente con dell'agglomerante per mantenerne l’umidità sottostante e per fornire ai rami un'ulteriore protezione.

![Bonsai Suiseki Magazine](https://passionebonsai.it/images/bonsai/mugo2b/b5.jpg)![Bonsai Suiseki Market](https://passionebonsai.it/images/bonsai/mugo2b/b4.jpg)![Bonsai Suiseki Magazine](https://passionebonsai.it/images/bonsai/mugo2b/b7.jpg)Il grosso del lavoro è stato fatto, d'ora in poi solo tanto filo ed un po' di pazienza per modellare questo mugo secondo il mio progetto. Non posso nascondere che il lavoro finito mi soddisfi molto, nell'insie‐ me quest'esemplare ne ha guadagnato in armonia e gradevolezza. D'ora in avanti le “due ballerine” inizieranno il loro lungo percorso verso la maturazione.

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Scritto da Mario Pavone

Categoria: [Impostazioni](https://passionebonsai.it/blog/biblioteca-bonsai/impostazioni)

Pubblicato: 21 Settembre 2025

Visite: 60

[ Leggi tutto: Bonsai di pino mugo ](https://passionebonsai.it/blog/biblioteca-bonsai/impostazioni/bonsai-di-pino-mugo)

![](https://passionebonsai.it/images/bonsai/r7veli/rs0.jpg)

## [ Bonsai di ginepro ](https://passionebonsai.it/blog/biblioteca-bonsai/impostazioni/bonsai-di-ginepro)

- Argomento: Ginepri

La storia inizia in una fredda domenica mattina di Febbraio dell’anno scorso in quel di Prato nella nostra sede durante un Laboratorio della Bonsai Creativo School.

![Bonsai and suiseki market](https://passionebonsai.it/images/bonsai/r7veli/rs0.jpg)![Bonsai Suiseki Market](https://passionebonsai.it/images/bonsai/r7veli/rs10.jpg)### Fra le mani l’informe cespuglio di ginepro alla ricerca della forma nascosta.

Quello che fin dall’inizio ha attirato l’occhio su questa pianta è stato il movimento del tronco, la presenza di uno shari naturale alla base che enfatizza la radice che esce 
dal terreno e non meno importante il tipo di vegetazione che assomiglia in maniera incredibile a quella dell’itoigawa. La provenienza invece è italiana e si tratta di piante coltivate in piena terra per poi essere messe in vaso

**Prima operazione: Pulizia della vegetazione**

Forbici alla mano, si iniziano ad eliminare i rami che sicuramente non potremo utilizzare successivamente, eliminiamo anche molta vegetazione alle ascelle dei rami, quella più debole o addirittura secca.
Si passa alla corteccia eliminando le scaglie più grosse con un piccolo coltello facendole saltare per poi spazzolare l’intero tronco con spazzole d’ottone e plastica. 
Oltre a rendere la corteccia di un bel colore marrone/rossiccio questa operazione aiuta ad individuare meglio la posizione e l’andamento dei fasci linfatici. 
Piano piano la forma del tronco e dei rami principali diventano più leggibili permettendo una analisi della pianta più dettagliata. 
La base presenta due curve molto pronunciata, una radice ormai secca esposta fuori dal terreno che ha provocato lo shari naturale visibile nella foto. 
Salendo verso l’apice, dopo le prime due curve, troviamo un tratto diritto e cilindrico che interrompe il movimento della pianta ed al quale, in qualche modo, dovremo ovviare.
La vegetazione è abbondante e permette molte possibilità nel progettare il futuro bonsai. 
Dopo aver girato e rigirato la pianta più volte, inclinata in tutte le angolazioni la decisione è presa:

![Bonsai Suiseki Magazine](https://passionebonsai.it/images/bonsai/r7veli/rs1.jpg)![Bonsai Suiseki Market](https://passionebonsai.it/images/bonsai/r7veli/rs2.jpg)![Bonsai Suiseki Magazine](https://passionebonsai.it/images/bonsai/r7veli/rs3.jpg)Sotto la guida del nostro Maestro il progetto prende corpo: il ginepro ha una sua natura prettamente femminile che ricorda i movimenti sinuosi di una danzatrice del ventre, i futuri palchi dovranno “vestire” il tronco del ginepro, ma allo stesso tempo lasciar intravedere le curve ed i punti più interessanti dando, nell’insieme, una sensazione di leggerezza e la percezione del vento che passa attraverso e muove la vegetazione dei palchi. Il progetto è nato e addirittura autografato dal mitico Francesco Santini.

Si eliminano ancora dei rami, si disegnano gli shari e si abbozzano i futuri jin con l'obiettivo di creare due vene ben distinte, ben gonfie e separate che salgono lungo il tronco, mantenendo così la sensazione di flessuosità del tronco, ma allo stesso tempo di vigoria e salute della pianta. Per eseguire questa operazione sono stati utilizzati dei coltelli affilati, per incidere la legna viva senza effettuare lacerazioni e garantire una migliore cicatrizzazione, e sgorbie per ripulire la parte di legno secco scoperta. Dopo la lavorazione degli shari è stata la volta del filo. I rami più grossi sono stati prima protetti con del nastro di gomma ricavato da camere d’aria per bicicletta, dopodiché è stata filata tutta la ramificazione fino ai rami più sottili.

![Bonsai Suiseki Magazine](https://passionebonsai.it/images/bonsai/r7veli/rs4.jpg)Il tempo scorre, gli ultimi centimetri di filo arrivano a lambire i ciuffi verdi della vegetazione e finalmente si passa alla modellatura. Seguendo il progetto iniziale siamo andati a riposizionare la ramificazione, aprendola a ventaglio, cercando di ricreare la struttura dei palchi che ci avrebbe consentito una più agevole impostazione dell'intera pianta.

![Bonsai Suiseki Market](https://passionebonsai.it/images/bonsai/r7veli/rs8.jpg)![Bonsai Suiseki Magazine](https://passionebonsai.it/images/bonsai/r7veli/rs9.jpg)Muovendo gli interi palchi ed accorciando la vegetazione, sostituendo gli apici dei singoli rami, abbiamo ricreato la struttura della pianta. Ad uno ad uno i “veli” vengono spiegati e posizionati in modo che la brezza possa passare fra un velo e l’altro muovendoli come leggere onde del mare. Come ultima operazione sono stati eliminati alcuni rami in eccesso.

![Bonsai Suiseki Magazine](https://passionebonsai.it/images/bonsai/r7veli/rs6.jpg)**Agosto**

Sono passati sei mesi dalla prima impostazione di questo ginepro e devo dire che si è comportato veramente bene crescendo rigoglioso moltiplicando la vegetazione mantenendo la sua conformazione a squame, segnale inequivocabile che ha superato lo stress delle precedenti lavorazioni in modo positivo. 
Per tutto questo periodo la pianta è stata in posizione soleggiata, senza alcuna somministrazione di concime, ma solo acidi umici e tanta acqua. 
La decisione di eseguire una seconda impostazione della Ragazza dai Sette Veli nel mese di agosto è stata dettata dalla volontà e dalla necessità di eseguire il rinvaso della pianta nella prossima stagione – marzo/aprile – per cui è stato deciso di anticipare la questa seconda impostazione per dare il tempo alla pianta di superare lo stress e recuperare energie prima di sottoporla al rinvaso. 
Dopotutto in questa fase non andremo a eseguire pieghe drastiche od altre lavorazioni particolarmente invadenti sul ginepro, ma ci limiteremo ad eliminare il filo vecchio che ha iniziato ad incidere i rami per sostituirlo con quello nuovo e riposizionare la ramificazione. 
Prima di questa operazione, naturalmente, ho eseguito una nuova pulizia della vegetazione, in particolare accorciando e sostituendo gli apici per permettere l’infoltimento della vegetazione.
Dopo due settimane di riposo in una posizione ombreggiata ma luminosa, la nostra Ragazza è stata rimessa nella sua posizione soleggiata e coccolata con acidi umici, nebulizzazione della chioma e tanta acqua. 
A tutti noi volevo solo dire un'ultima cosa: a volte non servono piante "stratosferiche" e varietà "griffate" per passare una giornata gradevole, imparare tante cose e godersi una "creatura" che tutti giorni potrà allietare i nostri sensi.

**Questo, in particolare, per chi come noi ha appena iniziato e molte volte si trova in imbarazzo davanti a certe essenze che hanno prezzi proibitivi e per la paura di sbagliare ci blocca le mani e soprattutto il cervello.**

La Ragazza dei Sette Veli è stata acquistata in un vivaio locale ed è costata poco più di una pizza ed una birra. Con questo non voglio fare del moralismo, ma credo che a volte sia utile stare con i piedi per terra. Sicuramente non la vedrete mai ad una mostra UBI, ma io spero di continuarla a godermela ancora per tanti anni...

![Bonsai Suiseki Magazine](https://passionebonsai.it/images/bonsai/r7veli/rs5.jpg)![](https://passionebonsai.it/images/bonsai/r7veli/rs10.jpg)© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Scritto da Rossana Peritore

Categoria: [Impostazioni](https://passionebonsai.it/blog/biblioteca-bonsai/impostazioni)

Pubblicato: 21 Settembre 2025

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[ Leggi tutto: Bonsai di ginepro ](https://passionebonsai.it/blog/biblioteca-bonsai/impostazioni/bonsai-di-ginepro)

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## [ Bonsai stile bunjin ](https://passionebonsai.it/blog/biblioteca-bonsai/impostazioni/bonsai-stile-bunjin)

- Argomento: Stili

L'esaltazione dell'essenzialità

![Bonsai and suiseki market](https://passionebonsai.it/images/bonsai/bunjin/bu0.jpg)L'albero che appare nelle fotografie è un esemplare dal tronco vecchio e sottile, con molti rami apicali. Si pensa provenga da raccolta in natura; dovrebbe avere circa 80‐90 anni di vita. Prima dell'intervento qui esposto non era mai stato lavorato. Quest’articolo descrive il primo intervento di formazione di un pino silvestre in stile bunjin partendo da un materiale completamente grezzo. Prima di iniziare ad illustrare la lavorazione vorrei fare insieme con voi alcune riflessioni sullo stile bunjin‐gi.

La forma oggi considerata rappresentativa per un albero bunjin è di un esemplare dal tronco vecchio ed esile, con pochi rami essenziali, un albero che possiede una grazia naturale, un albero che guardandolo non mette tristezza, ma placa l'animo. Letteralmente bun significa lettere, scrittura e jin significa persona, quindi si potrebbe tradurre il termine bunjin come persona che ha le lettere, persona colta. Bunjin erano quindi letterati, per lo più monaci, ricchi proprietari terrieri o artisti o calligrafi. Il contrario di Bunjin è Bujin, cioè uomo d’armi o soldato. Riferendosi invece a un bonsai, si utilizza il termine Bunjin Bonsai o Bunjin‐Gi o Bunjin‐Ki (Gi e Ki significano albero). Bunjin era una persona che non sentiva l’incanto della celebrità, del potere o della gloria, era una persona ricca di spirito. Pertanto un albero bunjin deve esprimere la natura spirituale di questo tipo di persona. Forma e rami sono di una raffinatezza eterea. L'albero rifiuta il superfluo, riducendo i suoi elementi all’essenziale. I Bunjin raffinati scrittori e pittori erano in sintonia con la filosofia taoista e s’ispiravano ai fondamenti del Confucianesimo. Il Confucianesimo era una scuola di pensiero cinese fondata da Confucio, che era un letterato. Il Confucianesimo divenne dottrina base dello Stato cinese fin dalla Dinastia Han. Il principio ordinatore dell'Universo, secondo questa scuola di pensiero, era l'armonia (li'), che rappresentava il fine ultimo cui doveva tendere l'uomo attraverso il culto del divino e degli antenati, la cultura, il rispetto degli altri e l’esercizio costante delle virtù.

![Bonsai Suiseki Magazine](https://passionebonsai.it/images/bonsai/bunjin/bu2.jpg)![Bonsai Suiseki Magazine](https://passionebonsai.it/images/bonsai/bunjin/bu1.jpg)Rifiutare il superfluo

Dal loro pennello emergevano il vuoto, la solitudine, la malinconia e l'avversione che scatenava in loro la finzione. I letterati giapponesi che subirono l'influenza del gusto e del pensiero cinese, ricercavano la sublimazione nell'arte e permeavano il loro quotidiano di raffinatezza e spiritualità, rifuggendo da tutto ciò che era volgare. Non solo ammiravano le piante in forme naturali ma cercavano anche di vivere seguendo questa corrente artistica. Ma i letterati subirono anche l'influsso della filosofia taoista, che aveva una visione positiva della Natura e usava i paesaggi, per evocare splendide rappresentazioni del Paradiso taoista e delle Montagne sacre. Quindi, i letterati non si avvicinarono al Bonsai per perfezionare ed apprendere l'estetica, bensì per rappresentare alcune verità filosofiche e metafisiche. I bunjin adottarono l’immagine del Pino cresciuto su un dirupo, essendo il pino simbolo dello spirito del bunjin che cerca di vivere dei suoi ideali, senza compromessi. A poco a poco iniziarono a raffigurare i loro ideali in forma di bonsai. La pittura bunjin (bunjin‐ga) non era realistica, né multicolore, ma più vicina alla pittura suiboku (letteralmente acqua e inchiostro, una pittura in bianco e nero, priva di linee e contorni marcati). Questo era lo stile che meglio poteva esprimere la raffinatezza e la grazia della natura universale, la mutevolezza dell'energia vitale, il ki di tutta la natura: montagne, fiumi, erbe, alberi... Si dice che per ritrarre un paesaggio il bunjin viaggiasse a lungo, solitario, in contatto con la natura, disegnando schizzi degli scorci più suggestivi; quindi tornava, stendeva un foglio di carta e con inchiostro e pennello dava voce a quel bagaglio di sensazioni e stati d'animo che altro non erano se non il respiro dell'universo. In altre parole l’uomo conviveva con la natura unendosi con essa e continuando a vivere insieme. Questa via per scoprire l’essenza della vita è collegata fino ad essere essa stessa “l’estetica del Bonsai.” La nascita dello stile Bunjin non è ben delineata, anche se pare ricollegarsi alla seconda metà del periodo EDO, che intercorre dal 1603 al 1868. Prima di allora, intorno all'epoca Kamakura 1333, si parlava comunemente di bonsan (albero in vaso), termine adoperato in poesia o nelle presentazioni cinesi e del quale si trova ancora all'inizio dell'epoca Edo (1600‐1868), per indicare genericamente ciò che oggi è il bonsai.

![Bonsai Suiseki Magazine](https://passionebonsai.it/images/bonsai/bunjin/bu4.jpg)La gente comune usava i termini hachi‐ue, o anche ue‐ki, con il significato di albero messo in un vaso. La parola bonsai compare per la prima volta nel XVIII secolo. Solo dall'epoca Meiji appare la denominazione albero bunjin o bunjin‐gi. Lo stile Bunjin nasce a cavallo tra la fine dell'Era Tokugawa (1868) e l'inizio di quella Meiji (1869), grazie ad alcuni letterati giapponesi molto conosciuti, come Sanyo, Chikuden, Yo‐ sa Buson (haiku) Taiga (pittori) Aoki Mokubei (ceramisti) e Chokunyu, che seguivano le regole di pittura descritte nel Manuale di pittura del giardino del seme di mostarda, inoltre ammiravano e studiavano a fondo dai libri Yuo Hikusai‐ gafu e Kaishi‐en‐kaden o Keshi-Gaden, considerati libri di testo per tutti quei pittori che si definivano innovatori e che erano ispirati dalla pittura Nansoga o Nanga (1127‐1279) condizionata dal folklore e dai dipinti della scuola cinese meridionale, la cui opera più famosa è il dipinto Canto del Sud. Dopo la metà del periodo Meiji, il bonsai cessa di rappresentare il campo d’interesse dei soli letterati ed emerge la possibilità di sviluppo come arte di stile occidentale. La condizione di ricerca spirituale del periodo Edo che era l'aspirazione ostinata al principio "rispetta la realtà e liberati dalle illusioni", non era più adeguata al periodo Meiji, caratterizzato da una cieca impazienza per l'Occidente e i suoi valori. Venuta meno l'essenza del letterato, l’appellativo di bonsai bunjin, si allontana dalla natura del letterato per diventare espressione di forma. Non più,quindi, riferimento alla sfera spirituale, il nome si lega semplicemente alle caratteristiche di un aspetto esteriore. Le caratteristiche e gli attributi (splendidamente descritte da Naka per noi occidentali) dello stile Bunjin sono: 1. Pur avendo un suo aspetto, non esiste una forma o un modello predefinito 2. Non è lineare ma irregolare 3. Come un cibo che all’inizio non ha sapore, ma più ne mangi e più la sua bontà ti pervade. 4. Sembra come se stia lottando per sopravvivere pur essendo in realtà estremamente in salute. Ciò che sembra quasi una lenta sofferenza deve essere solo concettuale, “non reale”. Il suo aspetto generale, deve semplicemente essere libero, non costretto, comprensibile, leggero, arguto e non convenzionale. 5. Un buon esempio, deriva dall’osservazione di alberi che abbiano sopravvissuto ad ogni sorta di disagio. 6. Evitare di aggiungere cose superflue, la forma definitiva deve essere essenziale 7. Dovrebbe indicare un grandioso ritratto pur essendo un semplice schizzo, un grande poema con una piccola frase 8. Una figura modellata dal vento, dal tempo, non troppo robusta ma semmai gradevole

![Bonsai Suiseki Magazine](https://passionebonsai.it/images/bonsai/bunjin/bu3.jpg)La natura e le qualità del bonsai bunjin possiamo così tratteggiarle: - 
l'apprezzamento del paesaggio;
\- il cielo in un vaso;
\- il senso di un'opera pittorica, un sogno, una sintesi, il sentimento di una poesia; eleganza, quiete, vetustà, modestia, mistero, la creazione di una forma che non ha bisogno di giustificazione..., di cornice... che testimonia la vita nonostante tutto...

Basta.... il NULLA (mu, non voler dire unicamente nulla, ma significa anche la libertà totale che si consegue distaccandosi da qualsiasi forma e materia) che circonda l'albero...

Il bunjin‐gi deve trovare spazio nel vuoto, ma non colmarlo, nel vuoto ciascuno può manifestare cosa ha nell’ animo. Tuttavia non sempre tutti questi elementi sono riconoscibili nei bonsai bunjin. Per avvicinarsi a questo stile sarebbe vantaggioso studiare i Kanji (scrittura cinese o giapponese, Shodo).

Bunjin è un albero che, nonostante il tronco sottile, ha sopportato innumerevoli tempeste di neve; il continuo accanimento della natura ha ridotto il numero dei suoi rami e l'albero mostra la sua forza nella forma che gli consente di sopravvivere alle avversità della natura.

Avrà una forma raffinata ed eterea ma colma dei rigori della natura implicita in essa. Quest’aspetto ha in sé qualcosa d’impenetrabile, una bellezza unica, rappresenta lo stato di una profonda comprensione dei principi di wabi (semplice, calmo, quieto, solitario, ecc.) e sabi (maturo, vecchio, sereno, mite, ecc.) In origine tutti i bonsai bunjin erano creati rispettando i principi di wabi e sabi. Per creare un albero bunjin è essenziale riprodurre sui suoi rami quelle linee forti e marcate, nelle quali la natura è maestra.
Anche se non esistono norme precise, i bunjin‐gi dovrebbero avere una forma che richiami alberi che crescono in valli profonde, con crescita allungata in cerca della luce del sole, condizionati da altri alberi vicini.

![Bonsai Suiseki Magazine](https://passionebonsai.it/images/bonsai/bunjin/bu5.jpg)**Prima impostazione e potatura di una conifera in stile Bunjin**

La foto 1 mostra il materiale di partenza scelto per creare un bunjin che esprima una condizione estrema: un Pinus silvestris alto circa 70 cm, che non presenta ancora una maturità di coltivazione (mochi‐komi). Come albero bunjin mostra intensamente, attraverso il tronco, la severità della natura che ne ha forgiata la forma. Non si può dire che sia molto elegante. Al momento la parte superiore presenta una crescita libera e vigorosa e i rami sono riuniti formando una chioma disordinata. Non c'è armonia con il tronco che, invece, esprime la severità della natura. Si tratta essenzialmente di eliminare i rami superflui ed avvolgere gli altri, correggendone la posizione. La difficoltà sta nel decidere, prima di tutto, il fronte dell'albero, poi i rami da togliere, quelli da mantenere e come correggerne la posizione. In altre parole occorre disegnare con precisione nella mente una forma chiara da realizzare. Il primo passo è di esaminare attentamente l'angolo d’inclinazione e decidere il fronte dell'albero.

**Osservazione**

Come si può valorizzare la torsione del tronco alla base delle radici? Valutando tutti i pregi e i difetti, progressivamente si determina il punto di visuale migliore: il fronte dell'albero. Viene eliminato il ramo lungo sul lato destro dell'apice, lasciando un moncone poi rifinito come jin. Dopo sono stati eliminati i rami nella parte apicale, lasciando soltanto pochi rami. Questo perché il movimento del tronco è perfetto per evocare una condizione ambientale sfavorevole alla crescita (foto 2, lato posteriore).

![Bonsai Suiseki Magazine](https://passionebonsai.it/images/bonsai/bunjin/bu6.jpg)![Bonsai Suiseki Magazine](https://passionebonsai.it/images/bonsai/bunjin/bu7.jpg)**La forma**

La forma bunjin ha un fascino ed un valore del tutto peculiare, dovuti all'intensa suggestione di maturità che esprime. Normalmente presenta un ramo marcatamente discendente, che dà carattere all'esemplare. I pregi particolarmente ammirati della forma bunjin sono la maturità di coltivazione (mochi‐komi), che dovrà acquisire negli anni, le curve delicate ed eleganti del tronco e l'atmosfera suggerita dalla ramificazione. Il ramo discendente sul lato destro è fondamentale per dare carattere all'esemplare. Per questo motivo, dal fronte, si deve vedere chiaramente la sua posizione ed il suo movimento. Nel Pinus, i rami apicali dovranno essere alleggeriti nei prossimi interventi. Si osservi la foto che mostra l'esemplare al termine della modellatura: l'apice è una cupola di vegetazione formata da tanti rametti come avviene negli alberi vecchi e maturi, che hanno perso la spinta di crescita verso l’alto e raggiunta stabilità ed equilibrio di crescita. Avvicinare i rami al tronco e il disegno sarà valorizzato da ramificazioni corte e molto vicine al tronco.

**Il progetto**

Si tratta di rami che in giapponese sono chiamati kuytsuki‐eda, cioè rami che mordono il tronco, “bocconcino” e rappresentano una peculiarità della forma bunjin. Come quelli chiamati hashirieda cioè rami lunghi. Alleggerire il disegno è più facile a dirsi che a farsi. Normalmente non basta un unico intervento: occorre accorciare i rami gradualmente fino ad ottenere nuovi germogli in prossimità della base, che consentano il mantenimento di rami corti e compatti. Questo procedimento richiede meno tempo nel caso dell'apice, poiché è la zona dell'albero che cresce e si sviluppa con maggior vigore, mentre è più difficile da applicare sui rami marcatamente discendenti della zona inferiore, meno vigorosa. Dopo questi interventi rilevanti non ci saranno altre potature della stessa portata, ma il lavoro sostanziale consisterà nel rendere folti i palchi, nella rifinitura e nel mantenimento del disegno raggiunto. Il ramo dominante discendente è avvicinato al tronco per accentuarne l'angolo acuto alla base, segno di maturità e dell'ambiente severo tipico dell'alta montagna. Dopo l'intervento si può osservare un maggiore equilibrio tra le masse di vegetazione; il nuovo aspetto valorizza il movimento del tronco, mentre ogni ramo risulta più essenziale ed importante nel suo ruolo. Nel complesso il pino appare particolarmente vecchio, maturo ed evocativo del suo paesaggio tipico.

![Bonsai Suiseki Magazine](https://passionebonsai.it/images/bonsai/bunjin/bu8.jpg)© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Scritto da Antonio Acampora

Categoria: [Impostazioni](https://passionebonsai.it/blog/biblioteca-bonsai/impostazioni)

Pubblicato: 21 Settembre 2025

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[ Leggi tutto: Bonsai stile bunjin ](https://passionebonsai.it/blog/biblioteca-bonsai/impostazioni/bonsai-stile-bunjin)

![](https://passionebonsai.it/images/bonsai/bonkei/cover-bonkei.jpg)

## [ Realizziamo un Bonkei ](https://passionebonsai.it/blog/biblioteca-bonsai/impostazioni/realizziamo-un-bonkei)

- Argomento: Stili

Le origini di queste particolari composizioni sono da ricercare in Cina, dove questi paesaggi venivano, insieme al suiseki (le pietre paesaggio) associate a tradizioni storiche filosofiche. Facendo un esempio, per i buddhisti il bonkei era associato al monte Shumi, un luogo sacro considerato da questa religione, il centro dell’universo.

![Bonsai and suiseki market](https://passionebonsai.it/images/bonsai/bonkei/cover-bonkei.jpg)Invece per i credenti del sistema filosofico taoista, il bonkei simboleggiava Horai, considerato da questi seguaci il loro paradiso. In seguito grazie ad alcuni monaci buddisti, quest’arte fu trasportata dalla Cina al Giappone, dove col tempo si diffuse e si perfezionò, la maggior diffusione si ebbe dal 13° fino al 15° secolo, periodo storico denominato Kamakura, dove, in questi anni grazie agli intensi scambi colturali che si avevano tra la Cina e il Giappone, si ebbe anche una certa diffusione della filosofia zen che influenzò parecchio questo tipo d’arte.

![Bonsai Suiseki Magazine](https://passionebonsai.it/images/bonsai/bonkei/bonkey1.jpg)![Bonsai Suiseki Magazine](https://passionebonsai.it/images/bonsai/bonkei/bonkey2.jpg)Lo zen che dava molta importanza alla meditazione, consentiva all’osservatore di trovare in questi paesaggi in miniatura una carica emotiva di sensazioni interne che lo esaltava portandolo, a visioni paradisiache e a immaginare di trovarsi all’interno di queste miniature vegetali. Fu in questi anni che si sviluppò maggiormente insieme con altre forme d’arte, come la musica, la pittura, la calligrafia, il tiro con l’arco, e raggiunse il massimo della perfezione, in seguito si ebbe un calo d’interesse verso il bonkei, perché i nobili si interessarono maggiormente ad altre forme d’arte come il bonsai, la scrittura, la danza, o alle arti marziali e il bonkei venne un attimo abbandonato, fino ad arrivare alla meta del 19° secolo dove quest’arte rifiorì, diffondendosi assieme al bonsai anche nei paesi occidentali.

Con enorme dispiacere devo dire che da noi questo stile è utilizzato da pochi appassionati e, in alcune scuole dove s’insegna bonsai, non è neanche trattato: probabilmente perché il bonkei non fa tendenza. Chi di noi, durante una gita o un soggiorno in qualche località di villeggiatura, non si è imbattuto in uno scorcio particolarmente bello per le sue forme o colori e avendo magari la fotocamera non si è soffermato volentieri a scattare qualche foto? Ed ecco che il bonsaista vorrebbe poter ricreare gli stessi elementi scenici, per poter godere in qualsiasi momento dell’anno i diversi aspetti di uno scorcio naturale da annoverare nella sua collezione. Un requisito di base per ottenere bonkei di grande effetto, oltre a quelli noti necessari per fare bonsai, è avere l’occhio allenato e sensibilizzato a rilevare le bellezze della natura, a osservarla in tutti i suoi aspetti nell’arco delle quattro stagioni, riuscire a individuare anche in lontananza la forma tipica delle varie essenze, in particolare capire la prospettiva, il senso di profondità e della proporzione, come se fossimo pittori che vogliono rappresentare il tutto in un quadro. Il progetto in se stesso come potete capire è abbastanza avvincente e complesso, tuttavia con un po’ d’abilità appresa nel praticare l’arte del bonsai, una certa passione, e molta pazienza e perseveranza, si potrà realizzare la miniatura di un paesaggio in vaso.

![Bonsai Suiseki Magazine](https://passionebonsai.it/images/bonsai/bonkei/bonkey4.jpg)![Bonsai Suiseki Magazine](https://passionebonsai.it/images/bonsai/bonkei/bonkey3.png)**MATERIALE NECESSARIO**

La prima cosa da fare sarà di trovare una roccia o pietra avente una forma adatta, in genere si preferisce una forma “a montagna”, questa deve presentare delle fessure o delle nicchie per ospitare le pianticelle, se queste dovessero mancare o essere troppo piccole, si dovrà intervenire meccanicamente, per primo con martello e scalpello e se necessario in un secondo tempo con un trapano avente montato sul mandrino una mola abrasiva. Personalmente uso mole di carburo di silicio (un minerale abrasivo molto aggressivo), in questo modo si potranno allargare le piccole fessure con discreta facilità, le quali potranno ospitare con più agio l’apparato radicale delle piccole piante. In queste fessure si fisserà del filo metallico con dei piombini (ottimi quelli da pesca) necessario in seguito ad ancorare gli alberelli. E' necessario che le essenze arboree posseggano un apparato radicale contenuto e quindi in precedenza preparato prima di essere utilizzate.

![Bonsai Suiseki Magazine](https://passionebonsai.it/images/bonsai/bonkei/bonkey5.jpg)![Bonsai Suiseki Magazine](https://passionebonsai.it/images/bonsai/bonkei/bonkey6.jpg)**L’ IMPORTANZA DEL TERRENO E DELLE RADICI**

Le radici non dovranno essere fittonanti e suddividersi notevolmente per riuscire a penetrare in tutti gli interstizi della roccia e aderire in seguito ad essa. Tutte le conifere e le latifoglie oltre alle piante arbustive potranno essere utilizzate senza difficoltà, cercando di scartare quelle a foglia grande, un’attenzione particolare si avrà per le essenze acidofile (tipo azalee, eriche, piccoli rododendri ecc.) che dovranno essere collocate su una roccia non basica né calcarea, avendo cura , avendo cura di usare un terriccio idoneo. Nella realizzazione di bonkei una cosa importante e fondamentale sarà la preparazione del terreno, perché è questo che dovrà aderire agli anfratti rocciosi e avere una consistenza tale da poter essere malleabile con buon potere adesivo, non friabile ma allo stesso tempo drenante. Sappiamo tutti che dal Giappone è importato un terriccio ottimo a questo scopo, ma non me ne vogliano i commercianti, personalmente ho messo a punto un’ottima miscela molto funzionale e che da anni sperimento con successo. Il tutto è costituito da 30% d’argilla naturale, 30% di sfagno (muschio molto alto) sminuzzato grossolanamente, 30% di terriccio universale (terreno acidofile per le piante che lo richiedono) e 10% di sabbia di fiume o di cava. In un contenitore di plastica si miscela il tutto con acqua fino a ottenere un impasto omogeneo e sufficientemente malleabile, che io chiamo “MUSCARGITE” dall’abbreviazione di: muschio, argilla, terra (musc-argi-te). Una volta ottenuto quest’impasto, con una spatola a punta conica arrotondata si spingerà quanto basta di questo terreno all’interno dei fori e delle nicchie, lasciando lo spazio necessario a ospitare l’apparato radicale dei futuri ospiti. Subito dopo si comincerà a disporre le pianticelle nei punti in precedenza stabiliti e si legheranno con il filo metallico per ancorarli alla roccia, si copriranno le radici con altra “muscargite” premendo bene con le dita per riempire i vuoti e farla aderire alle radici e alla pietra. L’impasto di terriccio potrebbe indurire essiccando, ma grazie ai filamenti del muschio (sfagno) disposti nel substrato che, come un intreccio, impediranno il fenomeno e permetteranno all’ossigeno e soprattutto all’acqua e ai fertilizzanti di penetrare senza difficoltà. In questo modo le radici non soffriranno d’asfissia e si svilupperanno lungo le fibre dello sfagno e riceveranno dal terriccio la giusta dose di sali nutritivi necessari per una buona crescita. L’impasto della “muscargite” può debordare in alcuni punti della roccia, formando rigonfiamenti che renderanno molto naturali le troppo piccole cenge sulle quali s’impiantano gli alberelli. Non sarà necessario imbrigliare il terreno che deborda, con nessun accorgimento. E' buona cosa ricoprire la “muscargite”con muschio basso e vellutato, che renderà il tutto esteticamente e più verosimilmente naturale.

![Bonsai Suiseki Magazine](https://passionebonsai.it/images/bonsai/bonkei/bonkey7.jpg)![Bonsai Suiseki Magazine](https://passionebonsai.it/images/bonsai/bonkei/bonkey8.jpg)![Bonsai Suiseki Magazine](https://passionebonsai.it/images/bonsai/bonkei/bonkey15.jpg)![Bonsai Suiseki Magazine](https://passionebonsai.it/images/bonsai/bonkei/bonkey17.png)![Bonsai Suiseki Magazine](https://passionebonsai.it/images/bonsai/bonkei/bonkey10.jpg)![Bonsai Suiseki Magazine](https://passionebonsai.it/images/bonsai/bonkei/bonkey9.jpg)![Bonsai Suiseki Magazine](https://passionebonsai.it/images/bonsai/bonkei/bonkey11.jpg)![Bonsai Suiseki Magazine](https://passionebonsai.it/images/bonsai/bonkei/bonkey14.jpg)**LE PRIME CURE NECESSARIE**

Per i primi due tre mesi dalla strutturazione il bonkei sarà innaffiato con un leggerissimo getto di acqua assolutamente tutti i giorni, se necessario anche due volte e, per permettere un buon attecchimento si riparerà dal sole diretto nebulizzando sovente, in seguito si potrà esporre al sole per qualche ra. Ricordatevi che alcuni tipi di bonkei sono generalmente posti in vassoi senza fori pertanto l’acqua che si fermerà sul fondo considerata preziosa, sarà assorbita dalla roccia salendo per osmosi mantenendo una salutare e discreta umidità. All’inizio del terzo mese si potrà cominciare blandamente con del concime liquido disciolto nell’acqua dell’annaffiatura, per tutto il resto trattatelo alla pari degli altri bonsai.

![Bonsai Suiseki Magazine](https://passionebonsai.it/images/bonsai/bonkei/bonkey12.jpg)![Bonsai Suiseki Magazine](https://passionebonsai.it/images/bonsai/bonkei/bonkey13.jpg)© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Scritto da Gian Luigi Enny

Categoria: [Impostazioni](https://passionebonsai.it/blog/biblioteca-bonsai/impostazioni)

Pubblicato: 21 Settembre 2025

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[ Leggi tutto: Realizziamo un Bonkei ](https://passionebonsai.it/blog/biblioteca-bonsai/impostazioni/realizziamo-un-bonkei)

![](https://passionebonsai.it/images/bonsai/silvestre/0.jpg)

## [ Un Silvestre da rimodellare ](https://passionebonsai.it/blog/biblioteca-bonsai/impostazioni/un-silvestre-da-rimodellare)

- Argomento: Pini

già lavorato qualche anno fa ad Arco di Trento con l'amico Paolo Scarafiotti. Accetto di buon grado e inizio la fase di analisi della pianta.

![Bonsai and suiseki market](https://passionebonsai.it/images/bonsai/silvestre/0.jpg)![](https://passionebonsai.it/images/bonsai/silvestre/1.jpg)1\. Il pino allo start delle operazioni di pulizia

Si presenta con la cassa di coltivazione completamente marcia e con la vegetazione ormai molto disordinata. Dopo aver tenuto la pianta nel mio vivaio per qualche settimana, per farla acclimatare al nuovo ecosistema, decidiamo che è arrivato il momento di procedere... si inizia con una dettagliata e minuziosa pulizia degli aghi in eccesso per ridare ordine ai ciuffi apicali che andranno filati e portati a riempire i palchi della pianta.

Abituato a lavorare i pini d'aleppo che sono di una difficoltà estrema a causa di aghi solitamente molto lunghi e meno compatti, mi rendo conto subito che per creare una densità degna per supportare un cosi bel tronco non sarà tanto difficile, e che anzi bisognerà eliminare qualche ramo in più per ridare armonia a questo meraviglioso e vecchio esemplare.

![](https://passionebonsai.it/images/bonsai/silvestre/2.jpg)2. Dopo un'attenta fase di studio la pulizia dei rami e degli aghi in eccesso

![](https://passionebonsai.it/images/bonsai/silvestre/3.jpg)3. Il silvestre pronto per essere reinterpretato

Si procede quindi con la rafia e con l'autoagglomerante per proteggere le parti dei rami più spesse che verranno piegate. Prediligo sempre l'uso dell'autoagglomerante perché esteticamente meno invadente nell'economia visiva della lavorazione.

![](https://passionebonsai.it/images/bonsai/silvestre/4.jpg)4. Si proteggono i rami con della rafia

![](https://passionebonsai.it/images/bonsai/silvestre/5.jpg)5. Ulteriore protezione con nastro autoagglomerante

Dopo la preparazione di protezione si passa alla filatura. Questa è un operazione che va fatta in un certo modo per far si che i rami assumano veramente la posizione in cui vogliamo indirizzarli, e siccome "il fine giustifica i mezzi" mi aiuto anche con dei tiranti e con l'applicazione di una barra metallica in contrasto al tronco principale su cui posizionare altri tiranti per cambiare l'assetto principale del proseguo del tronco fino all'apice(trovo l'utilizzo dei tiranti fondamentale nella costruzione di un bonsai, con la sola filatura sarebbe impossibile far fare ai rami alcune curve).

![](https://passionebonsai.it/images/bonsai/silvestre/6.jpg)6. Particolari della filatura

![](https://passionebonsai.it/images/bonsai/silvestre/6a.jpg)

![](https://passionebonsai.it/images/bonsai/silvestre/7.jpg)7. Si usa una barra metallica come sostegno per tirare il tronco in avanti

![](https://passionebonsai.it/images/bonsai/silvestre/8.jpg)8. In corso d'opera si tagliano rami che non serviranno per la nuova silhouette

![](https://passionebonsai.it/images/bonsai/silvestre/10.jpg)Risultato finale. Nuovo fronte, e nuova inclinazione

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Scritto da Antonio Conte

Categoria: [Impostazioni](https://passionebonsai.it/blog/biblioteca-bonsai/impostazioni)

Pubblicato: 20 Settembre 2025

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[ Leggi tutto: Un Silvestre da rimodellare ](https://passionebonsai.it/blog/biblioteca-bonsai/impostazioni/un-silvestre-da-rimodellare)

![](https://passionebonsai.it/images/bonsai/ezomatsu/0.jpg)

## [ Bonsai di Picea Ezomatsu ](https://passionebonsai.it/blog/biblioteca-bonsai/impostazioni/bonsai-di-picea-ezomatsu)

- Argomento: Pini

necessari alla coltivazione del bonsai venivano in gran numero importati all'interno del paese dall'isola di Kunashir, nel gruppo delle isole Curili.

Da subito l'Ezo-matsu, autentica meraviglia della natura, generò una notevole richiesta in Giappone. Che il suo aspetto solenne lasciasse attoniti uomini e donne del tempo non è affatto sorprendente: ancora oggi quest'albero fa parlare di sé.

A colpire è soprattutto la sua forma maestosa e mutevole.

![Bonsai and suiseki market](https://passionebonsai.it/images/bonsai/ezomatsu/0.jpg)Al genere Picea appartengono almeno 35 specie diverse. In generale, hanno portamento conico o piramidale. La corteccia è squamosa e gli aghi sono abbastanza piccoli e di colore verde intenso; caratteristiche che rendono queste piante adatte a diventare bonsai anche di notevole pregio.
PICEA ABIES ( ABETE ROSSO ) ‐ Questa specie è molto resistente al freddo, infatti si trova in alta montagna. Possiede aghi di medie dimensioni di colore verde chiaro. La corteccia è rossastra e marrone.
PICEA GLEHNII (PECCIO DI GLEHN, GIAPPONE SETTENTRIONALE, SAKHALIN ) ‐ Questa è un'altra specie molto utilizzata come bonsai soprattutto in Giappone. La si conosce comunemente anche come Ezo, Edo e abete bianco. La corteccia, anche in queste piante va dal rossiccio al marrone, ma gli aghi sono particolari in quanto tendono al blu.
PICEA JEZOENSIS (PECCIO DI J EZO, ASIA NORDORIENTALE, KAMCHATKA, FINO AL GIAPPONE) ‐ Meno resistente di altre specie, questa picea, molto popolare in Giappone, è molto bella e si trova sotto nomi diversi come: Jezo, Hondo,Yeddo. Predilige una condizione di semi‐ombra; gli aghi sono piccoli e di colore verde scuro con un lato bianco. I giovani germogli sono di colore marrone. 
PICEA ORIENTALIS (PECCIO ORIENTALE)‐ Possiede aghi estremamente piccoli e di un verde intenso; la corteccia è di un colore grigio chiaro. Non molto resistente, questa specie preferisce condizioni crescita caldo‐umide.
PICEA KOYAMAI (PECCIO DI KOYAMA) ‐ Gli aghi di questo albero di abete rosso nativo del Giappone, raramente raggiungono il mezzo centimetro. È la specie di abete più rara da trovare in Giappone. Cresce in montagna a gruppi di 10 ‐ 20 alberi ed è raro trovarli al di fuori del Giappone. Gli aghi sono di colore verde chiaro; predilige un terreno umido e ricco di torba. Le picee di solito preferiscono condizioni di pieno sole ad eccezione di alcune sottospecie. Durante l'estate, con il caldo intenso gli aghi tendono verso il marrone chiaro; a questa condizione si può ovviare riparando le piante all’ombra.

![Bonsai Suiseki Magazine](https://passionebonsai.it/images/bonsai/ezomatsu/1.jpg)### Irrigazione

Poiché queste piante prediligono terreni costantemente umidi, la corretta irrigazione diventa una pratica essenziale per il loro mantenimento. Ridurre le irrigazioni in inverno, ma non permettere mai che il terreno si asciughi completamente; nebulizzare con cadenza giornaliera in primavera e in autunno, e anche durante il rinvaso assicurarsi che il pane radicale non sia mai asciutto.

### Concimazione

Per quanto riguarda le concimazioni, anche le picee seguono il calendario classico: si prediligono fertilizzanti naturali a lenta cessione con un titolo più alto di N (naturalmente la titolazione NPK dipende dallo stadio in cui si trova il bonsai) in primavera quando le temperature iniziano a risalire, e fertilizzanti a più alto titolo di PK in autunno per consentire alla pianta di irrobustire la struttura rameale e le radici e per essere pronte al risveglio della nuova stagione vegetativa. Infine, si consigliano due somministrazioni annue di chelati di ferro.

### Tecniche

Le picee bonsai spesso sono associate allo stile saikei (boschetto) e hanno esteticamente un impatto notevole, ma in generale si adattano a tutti gli stili tranne a scopa rovesciata.

![Bonsai Suiseki Magazine](https://passionebonsai.it/images/bonsai/ezomatsu/3.jpg)Il periodo ottimale per pinzare una picea con le dita è molto breve. Se si opera nel momento giusto il lavoro sarà piuttosto semplice, se lo si fa tardi, occorrerà lavorare allo stesso modo, ma con pinze e forbici. Dopo la pinzatura ci si può aspettare soltanto una seconda vegetazione, ma non ci sarà una crescita continua. Lasciare crescere le parti deboli senza pinzarle, per equilibrare il vigore dell’albero, è molto più importante per questa specie rispetto a qualsiasi altra. Dopo la prima pinzatura che avviene a metà del mese di maggio, si può eseguire una seconda dopo circa un mese, lasciando crescere i germogli interni in modo che si rinforzino e aumentino la compattezza della vegetazione. L’applicazione del filo va fatta tra il tardo autunno e l’ inverno.

![Bonsai Suiseki Magazine](https://passionebonsai.it/images/bonsai/ezomatsu/5.jpg)![Bonsai Suiseki Magazine](https://passionebonsai.it/images/bonsai/ezomatsu/6.jpg)### Rinvaso

Il rinvaso va eseguito ogni due anni su esemplari giovani all’inizio della primavera, prima che si sviluppi la nuova vegetazione, o in autunno. Gli esemplari più vecchi (10 anni) possono essere rinvasati ogni 5 anni. Utilizzare un terriccio che assicuri il giusto drenaggio riducendo il pane radicale di 1/3 o meno. Dopo il rinvaso proteggere le piante dal pieno sole per alcune settimane. P. jezoensis deve essere lasciato riposare per 3 mesi dopo il rinvaso prima di qualsiasi intervento di potatura o filatura.

### Propagazione

I semi hanno bisogno di un pre‐trattamento a freddo, e generalmente sono posti in semenzaio in inverno o all'inizio della primavera. I semi possono essere raccolti dai coni tra settembre e gennaio; le talee, invece, possono essere prese in tardo autunno o all'inizio della primavera, ma il loro attecchimento, molto difficile, può richiedere fino a due anni.

![Bonsai Suiseki Magazine](https://passionebonsai.it/images/bonsai/ezomatsu/4.jpg)### Una curiosità

YU‐EN Sfogliando una vecchia rivista, mi ha incuriosito la storia di una picea in stile a zattera o netsuranari soprannominata Yu‐en ... ...Fu raccolta in natura a Kokugo, un'isola al nord di Hokkaido. Si è sempre distinta, nel mondo del bonsai, per la rarità del suo stile e per l'armonia e la proporzione tra lo spessore dei tronchi, l'altezza e la larghezza. E'un esempio di equilibrio naturale e, osservando la, si percepisce la bellezza dei boschi di Picea del nord del Giappone; senza alcun dubbio la migliore che si sia mai vista. Dopo la guerra fu acquistata da un amatore della provincia di Tochiki. Allora il bonsai presentava sette tronchi. Un altro appassionato, Nagakitsu Sasano, sentì parlare della bellezza di questo esemplare e volle comprarlo. Così incaricò un commerciante di sua fiducia di informarsi chi fosse il suo proprietario ed il prezzo richiesto. Il commerciante partì ed arrivò al luogo dove veniva curato l'esemplare: il proprietario del vivaio era Kyuzo Murata. I due commercianti fecero da intermediari; acquirente e proprietario giunsero ad un accordo verbale di compravendita. Rimasero anche d'accordo di trasportare la pianta da un vivaio all'altro (vivevano molto distanti); fecero una sosta nel vivaio di un amico comune. Qui Densaburo Osuka, ricchissimo imprenditore nel territorio di Omiya, vide l'albero e disse "Ora che ho visto questa meraviglia, non posso permettere che la portiate a qualcun'altro". Gli intermediari gli spiegarono che era stato venduto ad un'altra persona e pertanto avrebbe dovuto parlare con il nuovo proprietario e così fecero, ma il signor Sasano non volle venderlo. Venuto però a conoscenza che l'accordo era solo verbale, il signor Osuka parlò con il vecchio proprietario e lo comprò. Questa storia viene ancora oggi raccontata in Giappone, e da allora chi vuole veramente comprare un bonsai non fa nessun accordo, se non scritto. Il 28 novembre del 1957 fu messo all'asta, al bonsai club di Tokyo, e comparì sulla copertina del catalogo. Fu acquistato da Sakae Hayashi, che lo presentò quello stesso anno alla 38esima esposizione Kokufu. Fu scelto inoltre per decorare la reception del nuovo Governo, nel 1958. In quell'anno gli venne per la prima volta conferito un nome: Yu‐en (yu: profondo, scuro; ‐en: ramo). Nel 1964 venne scelto per addobbare l’inaugurazione delle olimpiadi di Tokyo. Il suo nuovo proprietario era Zoj i Tezuka, che lo aveva comprato da Saburo Kato. Nel 1968 fu presentato all'esposizione commemorativa del centenario dell'era lji ed ottenne uno dei primi premi. Nel 1980 ricevette il riconoscimento speciale di opera maestra dalla Nippon Bonsai Association. Con 105 esemplari presentati, solo 96 vennero accettati equesto albero fu riconosciuto con il numero 59 . Fu sempre curato da Saburo Kato e non ebbe molti problemi di salute (per lo meno nessuno che non fosse di normale amministrazione) fino al 1982, quando per un errore di annaffiatura soffrì di marciume radicale, che causò la perdita di 1/3 delle radici e di due tronchi. Il resto dell'albero fu recuperato. Dopo 20 anni di appartenenza a Zoji Tezuka venne comprato da Koichi Nakoyatsu, che lo espose alla convention nazionale di Osaka, nel 1989. Da allora non è stato più esposto; si cerca di mantenere la sua immagine intatta senza effettuare rimodellature di rilievo. Questa decisione è stata presa, in quanto un bonsai del genere è ormai giunto alla sua massima espressione artistica. E' un esemplare di rara bellezza che difficilmente può essere modificato senza che perda parte del suo naturale fascino. Ci si può solo augurare che nel futuro colui che si prenderà cura di questo bonsai, sappia comprendere sino in fondo il carattere di ogni singolo albero, che compone la zattera. (K.Onishi)

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Scritto da Umberto Scognamiglio

Categoria: [Impostazioni](https://passionebonsai.it/blog/biblioteca-bonsai/impostazioni)

Pubblicato: 07 Settembre 2025

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- [ Lavorazioni ](https://passionebonsai.it/component/tags/tag/lavorazioni)
- [ Prima impostazione ](https://passionebonsai.it/component/tags/tag/prima-impostazione)
- [ Ezomatsu ](https://passionebonsai.it/component/tags/tag/ezomatsu)

[ Leggi tutto: Bonsai di Picea Ezomatsu ](https://passionebonsai.it/blog/biblioteca-bonsai/impostazioni/bonsai-di-picea-ezomatsu)

![](https://passionebonsai.it/images/bonsai/1ostep/ips0.jpg)

## [ Il primo step ](https://passionebonsai.it/blog/biblioteca-bonsai/impostazioni/il-primo-step)

- Argomento: Pini

Raccolto durante la primavera del 2009. 

Le particolari condizioni in cui vivono questi Silvestri in natura li rendono unici e molto particolari con caratteristiche molto diverse dai loro fratelli Italiani.

![Bonsai and suiseki market](https://passionebonsai.it/images/bonsai/1ostep/ips0.jpg)Qui di seguito voglio presentarvi il mio iter di lavoro e coltivazione per arrivare al primo step sulle conifere Yamadori. In generale preferisco alberi compatti e dalle caratteristiche maschili e quindi tendo a creare piante di questo tipo quando il tronco mi dà la possibilità.

Lavorare nella coltivazione e tempistiche degli interventi a favore di questo per poter evitare antiestetici giri di rami di ricompattamento.

## La preparazione

Ci sono voluti tre anni di preparazione prima di poter arrivare al primo step di questo pino silvestre.

![](https://passionebonsai.it/images/bonsai/1ostep/ips3.jpg)Nei primi due anni di coltivazione la pianta è stata preparata attraverso potature e concimazioni con lo scopo di fare indietreggiare la chioma e preparare la pianta al primo rinvaso in vaso bonsai da coltivazione.

Per fare indietreggiare la chioma e stimolare le gemme dormienti accorcio la vegetazione quando le nuove cacciate dell'anno maturano, mantenendo però sempre della vegetazione lungo il ramo scelto.

In questo modo quando a sua volta si svilupperanno le nuove gemme nell'anno successivo taglio i rami mantenuti l'anno prima come tira linfa e cosi via fino ad ottenere i rami di dimensioni e vegetazione adeguata per il primo step. Inoltre in contemporanea seleziono i rami che hanno tre biforcazioni eliminando quella centrale.

In agosto procedo sempre a togliere gli aghi vecchi mantenendo quelli dell'anno e a seconda del vigore anche quelli dell'anno precedente e avendo concimato abbondantemente per tutta la primavera con Agroprodigy abbinato a dei buoni fogliari si svilupperanno numerose gemme dormienti in Settembre.

A seconda dell'esemplare scelto da lavorare e alla lunghezza dei rami saranno necessari tempi e modalita di azione diverse ma il risultato della preparazione aiuterà molto nella fase del primo step di lavorazione.

Nella primavera del 2011 dopo aver verificato la vigoria dell' esemplare procedo con il primo rinvaso del Pino Silvestre in un vaso bonsai da coltivazione. Questo Pino Silvestre è stato rinvasato in un composto di Perlite 30%, Pomice 50% e Akadama 20% eliminando quanta più possibile terra originaria del posto (Creta) senza lavare le radici.
L'apparato radicale formato grazie alla Perlite durante i primi due anni è stato avvolto all'interno del vaso bonsai non tagliando nulla. Dato che si tratta di un primo rinvaso e il pane radicale non è ancora formato e maturo ho preferito aggiungere Perlite nelle zone adiacenti alle radici per stimolare l'attivita radicale. A seguito del primo rinvaso la pianta vegetò in modo vigoroso e in maniere uniforme, segno che avevo fatto un buon lavoro.
A seconda dell'apparato radicale che mi trovo a lavorare uso compost diversi per i Silvestri: o solo pomice o Pomice e Akadama o con l'aggiunta di perlite. Se devo invece usare vasi piccoli solo Akadama.

Dipende sempre dalla pianta e dalla sua zona d'origine. Non ho una regola fissa ma seguo una linea generale con una serie di indicazioni a seconda dell'albero che devo preparare.

![](https://passionebonsai.it/images/bonsai/1ostep/ips6.jpg)## Il primo step

Preferisco lavorare i pini in autunno riponendo poi la pianta in serra fredda in inverno al riparo dalle gelate e dal vento freddo.

![](https://passionebonsai.it/images/bonsai/1ostep/ips11.jpg)![](https://passionebonsai.it/images/bonsai/1ostep/ips13.jpg)![](https://passionebonsai.it/images/bonsai/1ostep/ips12.jpg)Il primo step del Pino Silvestre ha interessato la realizzazione di alcune pieghe per sistemare la vegetazione e predisporre i palchi per gli sviluppi futuri. Usando rafia e agglomerante si prevengono eventuali rotture dei rami da piegare e si riesce a posizionare la chioma nei punti voluti fin da subito aiutandosi con dei tiranti posizionati nei punti di piega. Quando realizzo il primo step non cerco la completa rifinitura perchè preferisco sempre non lavorare troppo nel dettaglio andando a mantenere qualche ago in piu per mantenere alto il vigore della pianta in questione.

Questo silvestre e un Dai‐Bonsai, misura circa 80 di lunghezza dal nebari al primo ramo. Presenta delle caratteristiche che in foto non si vedono come il movimento non in asse (anche verso il retro e verso il fronte).

Per me il punto focale di questa pianta é il tronco particolare e l'ho voluto incorniciare andando a chiudere la linea del tronco con la chioma nascondendo dove è l'apice un rigonfiamento del tronco dovuto ad uno shari. Il primo ramo compatto come il suo ramo subito sul retro aiutano l'occhio a chiudere questo vortice del tronco compattando ancora di piu la linea del Silvestre. Se avessi allungato il primo ramo l'occhio dell'osservatore scapperebbe fuori andando ad annullare l'effetto del tronco. Inoltre creerebbe una chioma troppo sproporzionata al tronco.

Saranno necessari alcuni anni di lavoro prima di poter pensare ad una possibile esposizione, sicuramente la chioma subirà qualche variazione in base alla maturità e il vaso verrà cambiato ma il bello del bonsai è proprio quello.

![](https://passionebonsai.it/images/bonsai/1ostep/ips14.jpg)![](https://passionebonsai.it/images/bonsai/1ostep/ips17.jpg)![](https://passionebonsai.it/images/bonsai/1ostep/ips15.jpg)![](https://passionebonsai.it/images/bonsai/1ostep/ips16.jpg)Con queste poche righe ho voluto presentarvi il mio pensiero e iter di lavoro.

Nei pochi anni che mi dedico al Bonsai ho imparato che la preparazione e la coltivazione sono fondamentali per permettere di realizzare un buon lavoro sui nostri esemplari.

La fretta non è mai una buona amica... alla prossima!

![](https://passionebonsai.it/images/bonsai/1ostep/ips18.jpg)© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Scritto da Andrea Trevisan

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Pubblicato: 05 Settembre 2025

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